Emicrare per Ritornare - Il Cerchio di Una Vita Edito da Mondadori nel 2023 • Pagine: 226 •
Il libro che state per leggere è stato riscritto e impostato così come Luigi Notarianni lo scrisse sul suo quaderno: senza capitoli, un racconto tutto d'un fiato, una testimonianza breve ma intensa. Leggendo questo libro è importante provare ad allenare l'empatia ma soprattutto la comprensione: questa "triste storia" è stata scritta spontaneamente da un emicrato il cui amore per la Patria non è mai stato ricambiato. Fin da piccolo ha vissuto sulla sua pelle le sofferenze che una Guerra Mondiale e un Dopoguerra possono "regalare" e non trovando rimedio, da adulto, ad una vita condizionata da tali eventi, se ne è andato con coraggio e determinazione. Ma la storia che state per leggere parla anche di un ritorno: Luigi è rimpatriato dopo più di 30 anni all'estero. Perché? Ha trovato qualcosa di diverso? Ne era convinto? Tanti interrogativi e dubbi lo hanno accompagnato sia all'andata che al ritorno, ma una cosa certa è che l'amarezza e la delusione l'hanno accompagnato altrettanto, così come per gran parte del libro queste sensazioni accompagneranno le sue parole.
In realtà alcuni si erano fermati vicino al fiume Rapido, a circa 2 km da Valvori e la se ne stavano comodi. Così alcuni uomini coraggiosi formarono un gruppo e dissero: “Qui ci vuole chi ha coraggio! Andiamo a svegliarli!”
Si formò questo gruppo che andò da questi fifoni che se stavano fermi dall’altra parte del fiume. Gli venne detto: “I tedeschi stanno in fuga e se voi non venite loro ritorneranno!”
(Già si vedevano dalle colline che iniziavano a scendere giù.)
Quattro Alleati risposero: “Va bene, va bene! Voi andate avanti e noi verremo dietro ma, se a Valvori troviamo qualche soldato tedesco, prima ammazziamo voi e poi i tedeschi.”
Così si avviarono col fucile puntato dietro le spalle di questi uomini. Giunti a Valvori trovarono il paese deserto, non c’erano soldati. Solo camion bruciati dalle cannonate.
Giorni dopo arrivarono altri soldati Alleati. Valvori era di nuovo piena di militari ma questa volta erano, appunto, Alleati.
Dalle nostre parti passavano principalmente soldati francesi e algerini. Non sembravano tanto cattivi anche perchè ci offrivano spesso qualche cosa da mangiare come biscotti, carne in scatola e qualche briciola di pane. Non era molto, ma almeno potevamo tirare avanti.
Qualcuno di questi soldati fece anche amicizia con mio zio. La sera veniva a scaldarsi vicino al nostro fuoco.
Un pomeriggio, mentre parlava con noi, disse che alle 8 sarebbe dovuto andare a combattere sulle montagne che circondavano Valvori. Poi aggiunse: “Guardate questa sciabola!”
Era, per più della metà, piena di sangue. Ci raccontò tutto quello che faceva (e facevano) ai prigionieri tedeschi: prima gli facevano fumare una sigaretta, poi gli facevano mangiare la cioccolata e poi li uccidevano.
Poverino, alla fine non tornò più. Forse fu ammazzato.
Nel frattempo sembrava imminente il ritorno dei tedeschi a Valvori: sentivamo spari senza tregua giorno e notte e vedevamo passare tanti feriti fra soldati e civili.
Un mattino, vicino casa nostra, una cannonata uccise una donna proprio vicino a me. La fece tutta a pezzi. Dopo una settimana trovai addirittura un dito del suo piede attaccato alla rete del nostro giardino. Cominciò a diventare troppo duro e pericoloso rimanere in paese anche perché i militari che giravano avevano spesso fame quanto noi (non gli arrivavano rifornimenti), dunque si prendevano, quando riuscivano, il nostro cibo.
Ricominciò lo sfollamento. Ognuno cercava però di rimanere aggrappato alla propria casa il più tempo possibile. Mia madre soprattutto.
Iniziarono quaranta giorni in prima linea anche per noi. Nel cielo di Valvori apparivano centinaia di aerei americani, spesso si vedevano anche veri e propri duelli fra americani e tedeschi. In noi ragazzi più giovani si accendeva un mix di adrenalina e paura nel vederli.
Un giorno, un aereo tedesco venne abbattuto e cadde in fiamme lungo il cielo. Il pilota si buttò col paracadute ma gli americani continuarono a sparargli finché non lo uccisero mentre era a mezz’aria.
Noi ragazzi seguimmo con gli occhi il paracadute per vedere dove andava a finire. Il povero soldato era rimasto attaccato alle corde e il suo corpo sballottava da una parte all’altra.
Dopo varie ricerche lo trovammo: l’uomo da una parte e il paracadute da un’altra. Il soldato era a pezzi, aveva tutte le ossa rotte e aveva creato un buco lì dove era caduto. Vicino a lui trovammo il suo portafoglio con la foto di una giovane donna con un bimbo nelle braccia: dovevano essere sicuramente sua moglie e il figlioletto. A vederlo così, morto, con la foto della moglie e del figlio vicino, mi fece una gran pena, anche se lui era uno dei nazisti.
Arrivarono ben presto i compagni e lo sotterrarono al cimitero dove stavano sepolti altri soldati tedeschi.
Come è nata l’idea di questo libro?
Sono Alice Notarianni, la nipote di Luigi, autore del libro. Mio nonno purtroppo è recentemente scomparso. Dopo la sua morte, rovistando fra le sue cose, sono usciti fuori dei quaderni di tutte le dimensioni dove, con grande sorpresa della famiglia, abbiamo ritrovato scritta la storia della sua vita. Mio nonno era una persona riservata ma in tutti questi quaderni la prima cosa che saltava all’occhio era la sua volontà, il suo desiderio, di essere letto da qualcuno. Il suo modo di scrivere indicava proprio questo perciò ho pensato di trasformare tutte quelle pagine in un vero e proprio libro per onorare la sua memoria e la sua vita (anche perchè lui amava raccontare aneddoti ed esperienze passate a noi familiari) ma anche per fornire al mondo una semplice ma nuova ed inedita testimonianza riguardo quel particolare periodo storico.
Quanto è stato difficile portarlo a termine?
Portare a termine questo libro non è stato particolarmente complesso, ho voluto mettere tutta me stessa nella sua ri-scrittura in quanto desiderosa che il libro stesso vedesse la luce il prima possibile. L’unica parte “difficile” è stata dover “decifrare” la calligrafia e alcune parole di mio nonno, ma è stato comunque un lavoro divertente e interessante!
Quali sono i tuoi autori di riferimento?
Non ho autori di riferimento. Il mio lavoro è partito dallo scritto di mio nonno che non segue uno stile particolare e che non era uno scrittore per professione. Lui solo è stato il mio riferimento. Possiamo definire il suo libro come un diario o meglio, un racconto tutto d’un fiato (come scrivo nella descrizione del libro stesso)
Dove vivi e dove hai vissuto in passato?
Sono nata e vivo a Roma. Mio nonno invece è nato a Valvori, vicino Cassino, si è poi spostato in varie città italiane durante la guerra per poi stabilirsi in Inghilterra. Il suo girovagare è descritto meglio nel libro.
Dal punto di vista letterario, quali sono i tuoi progetti per il futuro?
In futuro, vorrei partire dalla testimonianza di mio nonno per continuare a scrivere su temi simili a quelli trattati in questo libro. Sono una studentessa universitaria ma soprattutto appassionata di storia del 1900, dunque vorrei proseguire in questo campo. In più, mio nonno non ha scritto solo questo libro. Ci sono tante altre pagine dei suoi quaderni che devono ancora essere lette e trascritte e che fanno luce su tanti altri aspetti della sua vita. Per adesso spero, nel futuro prossimo, di dar voce ancora alla sua storia ma anche a quella di tante altre persone sconosciute che hanno alle spalle una vita degna di essere raccontata e nascosta nel cuore una testimonianza degna di essere ascoltata.