Gli impiccati non muoiono subito Edito da NPS edizioni nel 2022 • Pagine: 168 • Compra su Amazon
Quarta di copertina:
Genova. Novembre 2018.
Una festa privata, su uno yacht di lusso, finisce in tragedia.
Arbatax, Sardegna. Pochi giorni dopo.
Il cadavere di un ricco imprenditore viene ritrovato, dilaniato dai cinghiali, nel bosco che conduce all’antico faro. Sembra un incidente, ma l’ispettrice Marcialis non è convinta. Muove le corde giuste, fa pressione, sprona all’indagine, fino ad addentrarsi nei segreti oscuri del promontorio, luogo maledetto secoli prima, destinato a portare alla rovina chiunque vi abiti.
Riuscirà una donna a spezzare la catena del fato?Il romanzo ha vinto la seconda edizione del concorso letterario “Misteri d’Italia”, promosso dall’associazione culturale Nati per scrivere (2021).
Estratto:
Un’indagine. Una maledizione. Il passato s’infiltra nel presente e avvelena il futuro. Gli impiccati non parlano, ma le loro accuse silenziose pesano come macigni, nella mente degli assassini.
Cosa siamo disposti a sacrificare per mantenere le apparenze?
PROLOGO
L’impiccato oscilla come mosso dal vento, con il collo stretto nel cappio ben annodato. La testa reclinata di lato, punta il dito verso la donna in piedi di fronte a lui. Gli occhi vagano sul viso pallido, giudici imparziali e incorruttibili.
“Colpevole”, sembrano mimare le labbra sottili, ma nessun suono attraversa la gola spezzata. “Colpevole”, dichiarano le pu-pille contratte come capocchie di spillo, prima che le iridi si rove-scino e mostrino i bulbi lattiginosi solcati da un reticolo di vene bluastre.
Il corpo appeso sussulta, gli spasmi si propagano attraverso l’aria circostante, scuotono il soffitto. Le pareti si lacerano, l’intonaco si sgretola, ricopre il pavimento.
«Non sei reale, non sei reale». La voce della donna è un rantolo soffocato. Fa un passo indietro, incespica, cade. Le scosse la tra-volgono. L’ultima immagine, prima di chiudere gli occhi, è una crepa sul muro che si allarga, macchia nera e indelebile sulla sua anima. La inghiotte insieme ai suoi incubi.
Porto di Genova.
Venerdì 23 novembre 2018.
La barca oscilla leggermente.
Cullata dalle onde che scivolano all’interno della baia, dondola sotto lo sguardo imparziale della vecchia Lanterna, che spinge il suo fascio luminoso verso chiunque abbia smarrito la rotta, anche contro chi non ha alcuna intenzione di ritrovarla, completamente immerso nella propria bufera personale.
Dormono quasi tutti, sul Perseo. Un sonno alcolico, alterato dalla vodka e dalle piste di coca che il padrone di casa ha genero-samente messo a disposizione di chiunque volesse servirsene.
La festa è stata la ciliegina sulla torta, eppure l’uomo non sem-bra essersi divertito. Vaga sul ponte, scavalca bottiglie di costoso champagne. Qualcuno ha rotto un bicchiere, i cristalli brillano sotto la luce bianca della luna. Dappertutto, i segni della baldoria appena consumata mostrano impietosi le debolezze e le vergogne di chi ha oltrepassato ogni limite. Escort abbandonate sui divanet-ti, come bambole disarticolate, giacciono a fianco dei clienti, alcu-ni talmente fatti da aver dimenticato di sollevarsi i pantaloni pri-ma di cedere alle lusinghe di Morfeo. Il trucco colato sul viso le rende simili a certi dipinti di Pollock, i capelli disfatti e sudati si appiccicano alla fronte, sul collo, sulle spalle. Alcune sono esperte, vere e proprie veterane dell’intrattenimento erotico per giovani e uomini maturi.
Sono quelle più care, dai vestiti raffinati, che sanno quanto val-gono e non tollerano scherzi. Altre sono giovanissime. Sono co-state poco. Una cinta di Vogue, un paio di occhiali di Gucci. La promessa di partecipare al party più esclusivo della città. Un mise-ro prezzo per abusare della freschezza di quei corpi dai seni pic-coli e dai fianchi sinuosi, dagli occhi innocenti e dalle bocche ros-se come fragole al sole.
Mentre riposano però si somigliano, sono tutte vulnerabili, fragili. Tristi, o solo malinconiche. L’uomo si sorprende a cercare di indovinare cosa stanno sognando, forse una normalità alla qua-le non potranno mai avere accesso.
Anche la ragazzina dorme, stesa su uno dei letti della cuccetta di prua. Indossa un paio di mutandine con i cuoricini e una ma-glietta che tira sul seno, troppo piccola per contenere la floridità dei suoi quindici anni, sulla quale fa bella mostra di sé un’emoticon gialla, tonda e sorridente. I piercing sul sopracciglio e al naso le conferiscono un’aria aggressiva, di giorno. La notte, pe-rò, torna a indossare i tratti aggraziati della sua fanciullezza.
L’uomo si china su di lei, le fa una carezza sulla fronte. Si sor-prende a guardarle le gambe lunghe e il sedere sodo. Si vergogna dei suoi stessi pensieri. In fondo, non è diverso dai maschi carichi di testosterone buttati qua e là sul ponte. Le getta addosso una coperta, distogliendo lo sguardo. Forse è stato troppo brusco, perché la ragazza si sveglia.
«Papà…» Gli occhi di Alice brillano nell’oscurità. Alza una mano bianchissima, con le unghie rosicchiate laccate di verde e azzurro. Gli fa cenno di sedersi accanto a lei. Lui la accontenta, le prende una mano. «Non mi abbandoni, vero?»
«No, tesoro mio, non ti abbandono».
Lei gli posa un bacio leggero a fior di labbra, poi appoggia la testa sulla sua gamba.
«Ho fatto un brutto sogno. Ti prego, rimani con me».
L’uomo annuisce, in silenzio. Il respiro si fa pesante. Sprofon-da di nuovo nel sonno.
Come è nata l’idea di questo libro?
L’idea è nata un pomeriggio, mentre parlavo al telefono con una cara amica di penna che mi parlava di Giallo Apparente. da tempo volevo scrivere qualcosa che fosse ambientato nel mio paese, Tortolì, e che prendesse spunto da una leggenda che circolava attorno al teatro San Francesco, anticamente convento di frati cappuccini fuggiti, si pensa, in seguito a gravi fatti delittuosi. Perciò, ho preso la palla al balzo ed è nata la mia protagonista, l’ispettrice Claudia Marcialis.
Quanto è stato difficile portarlo a termine?
Non è stato per nulla difficile. Credo di non averci messo più di due settimane, ma quando ho l’ispirazione giusta mi capita spesso, comincio e non termino finché non scrivo la parola fine.
Quali sono i tuoi autori di riferimento?
Non ne ho, o forse dovrei dire che ne ho tantissimi. Sono una lettrice forte, onnivora, anche se gli storici e i gialli hanno su di me più attrattiva dei romance. Marquez forse è uno di quegli autori da cui ho imparato di più, in realtà ogni grande autore che incontro, letteralmente parlando, mi dona qualcosa.
Dove vivi e dove hai vissuto in passato?
Vivo a Tortolì, una città che si affaccia sul mare sulla costa orientale della Sardegna, da quando avevo vent’anni, perciò mi considero tortoliese a tutti gli effetti. Però ho fatto l’infanzia una quindicina di chilometri più a nord, a Santa Maria navarrese, una frazione del comune di Baunei che è un paesino di 2000 anime abbarbicato sulla montagna che si affaccia sul golfo di fronte all’Isolotto d’Ogliastra. Credo che nascere lì abbia contribuito notevolmente ad accrescere la mia anima artistica, in ogni senso. Sono legatissima alla mia terra e penso che si senta in ogni mio scritto.
Dal punto di vista letterario, quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Ho in uscita un romanzo per maggio 2024, Donne di ginepro, non sarà un thriller ma una saga familiare ambientata nel periodo tra le guerre mondiali in un paese immaginario situato nella mia Ogliastra, tra Tortolì e Baunei. L’ho scritto dodici anni fa e finalmente vedrà la luce dopo questa lunghissima gestazione, perciò per me è un sogno che si avvera.