INTERNET HA UCCISO IL ROCK II Edito da Les Flâneurs Edizioni nel 2023 • Pagine: 304 •
Joe lavora al Whisky a Go Go, tempio della vita notturna di Hollywood. Samantha è una riot grrrl e con la sua band decide di sfidare i pregiudizi della società. Shou è disposto a passare un’intera notte sotto il cielo di Tokyo per poter acquistare un disco nel giorno d’uscita alla Tower Records. Cinque anni dopo Internet ha ucciso il rock, altri undici microcosmi narrativi, intervallati da altrettanti momenti divulgativi, mostrano due modi opposti di concepire la musica: il suo consumo rapido sui servizi di streaming, tra software in grado di falsificare i dati e classifiche scalate a colpi di algoritmo, e l’ascolto lento su supporto fisico, con il quale si crea un legame che può cambiare il corso dell’esistenza. Che sia da soli nella propria stanza o insieme a un concerto, il rock tende a mantenere una componente fisica imprescindibile. Ma in quanti, nell’era del tutto e subito, saranno disposti a rinunciare alle comodità gratuite del web pur di salvare questo straordinario genere musicale?
Shou viene preso da un braccio. «Due copie anche per noi, svelto!». Senza voltarsi riconosce la voce di Yuko e afferra i tre dischi rimasti. A pochi minuti dall’apertura, del nuovo album dei Red Hot Chili Peppers non vi è più traccia.
«Sono riuscito a prendervene soltanto uno, a chi lo do?».
Yuko, vedendo la cugina già triste all’idea di essere scartata, le cede la copia e rilancia: «Un pomeriggio ci organizziamo e lo ascoltiamo insieme. E provate il sashimi preparato da me e mia madre».
«Volentieri!» tuona Yoshi, entusiasta della proposta e soprattutto dell’idea di gustare del buon cibo.
In tre si avviano verso le scale, mentre Shou continua a fare scorta di materiale: Songs About Jane dei Maroon 5, Maladroit dei Weezer, Heathen Chemistry degli Oasis, Let Go di Avril Lavigne, per i quali spenderà circa settemila Yen. Sorride raggiungendo i suoi amici. «E poi ci rivediamo qui fra tre settimane, per un’altra alba da trascorrere insieme: sta per uscire Reanimation55!».
Reanimation, primo disco remix dei Linkin Park, è stato pubblicato in edizione speciale per il Giappone il 10 agosto 2002. La copertina e gli artwork all’interno del booklet, disegnati da Mike Shinoda e Joe Hahn, rispettivamente rapper e dj della band entrambi di origini asiatiche, sono ispirati alla cultura manga giapponese. È tra i remix album più venduti della storia della musica.
«Sì, e speriamo di cavarcela più tranquillamente rispetto a oggi» risponde Yoshi, pregustando una nuova giornata all’insegna dell’attesa e di tante emozioni insieme alle loro nuove amiche.
«La prima copia però è mia!» esclama Yuko.
Strategie di marketing: il caso del Giappone
L’industria discografica gode di un fascino particolare nell’Estremo Oriente. Da quando la distribuzione ha consentito l’accessibilità di prodotti musicali occidentali in tutto il mondo, stati come il Giappone, la Corea del Sud ma anche la Cina, come approfondito in precedenza, sono stati al centro dell’attenzione di etichette e artisti, che spesso si sono prestati a edizioni limitate riservate al pubblico asiatico. Si tratta di scelte di natura commerciale, a loro volta legate a radicate abitudini socioculturali. Un legame che sembra non essere scalfito dall’inesorabile trascorrere del tempo e dall’evoluzione delle possibilità di ascolto.
Il racconto che ha per protagonista l’appassionato collezionista giapponese trae ispirazione dalla storia che ha interessato la Tower Records Japan, con sede nel distretto di Tokyo-Shibuya, figlia di un processo di scissione che merita di essere analizzato nel dettaglio. L’azienda madre, la Tower Records, è stata una catena di negozi di dischi statunitense, fondata negli anni Sessanta, con base in California e diverse sedi in tutto il mondo. A partire dalla metà degli anni Zero, e non a caso, i negozi furono chiusi a seguito della bancarotta e della messa in liquidazione della società. È ancora attiva soltanto la divisione giapponese, staccatasi dalla casa madre e diventata azienda autonoma.
Il documentario Tower Records. Nascita e caduta di un mito/All Things Must Pass: The Rise and Fall of Tower Records (Colin Hanks, 2015), che ha visto il contributo di artisti come Bruce Springsteen, Elton John e Dave Grohl, analizza l’andamento del mercato musicale negli anni, influenzato da modelli di consumo sempre più imprevedibili a causa degli stravolgimenti di Internet, e il modo in cui la Tower Records, anche a causa di scelte aziendali azzardate, è passata da fatturare miliardi di dollari fino alla fine del XX secolo, a cadere in bancarotta nei primi anni Duemila.
Nel 2022 a Brooklyn ha aperto uno spazio eventi per Tower Records, che funge anche da centro ricreativo. Il presidente Danny Zeijdel ha affermato con entusiasmo: con il rilancio di Tower Records, il nostro obiettivo è stato quello di offrire ai fan una nuova esperienza di scoperta musicale. L’apertura a Brooklyn segna una nuova era in quanto il quartiere è diventato un centro musicale e culturale. Il nostro nuovo spazio non sarà un tradizionale negozio al dettaglio, piuttosto un centro ibrido per performance, popup, listening party e creazione di contenuti. Fondamentalmente, l’intenzione qui è quella di sviluppare un progetto per le future sedi della Tower Records56. Un altro piccolo ma incoraggiante segnale che esprime la voglia di ritorno a una cultura dell’ascolto della musica come esperienza reale. Torniamo a ciò che è accaduto e che sta accadendo attualmente in Giappone. Secondo alcune dichiarazioni di Ronnie Delany (nel 2006 a capo della divisione irlandese della multinazionale) Internet, nel suo utilizzo legale e illegale, ha danneggiato gli introiti della compagnia, favorendo la progressiva chiusura delle sedi dalla Gran Bretagna all’Argentina passando per Dubai; ciò in Giappone non si è verificato per una serie di ragioni. A questo punto ho deciso di contattare via e-mail la Tower Records di Tokyo. A rispondermi ci ha pensato Rei Teraura, responsabile pubbliche relazioni dell’azienda.
Come è nata l’idea di questo libro?
Dopo il mio primo libro Internet Ha Ucciso il Rock e il suo riscontro in termini di critica e vendite, ho voluto riaprire nuovamente l’argomento, utilizzando la stessa formula ibrida, un mix tra narrativa e saggistica, col fine di provare a capire se effettivamente ci possono essere delle possibilità di rinascita per un genere musicale come il rock, oggi fuori dal mainstream.
Quanto è stato difficile portarlo a termine?
Non è stato particolarmente complesso, per lo più è stata un’esperienza intrigante. Ho coinvolto gente del settore, tra cui l’ex direttore della rivista musicale Rock Sound e la Tower Records di Tokyo, che ha fornito una preziosa testimonianza su come il Giappone continui a sostenere la musica e gli artisti tramite l’acquisto della musica.
Quali sono i tuoi autori di riferimento?
Mentre scrivevo Internet Ha Ucciso il Rock II, ho letto Ronen Givony e Joel Mclver, entrambi saggisti con una estrema passione per la musica; credo di essere rimasto in parte influenzato dal loro modo di approfondire aneddoti e curiosità, ma da un punto di vista stilistico sono rimasto fedele alla formula personale utilizzata nel primo testo.
Dove vivi e dove hai vissuto in passato?
Vivo in Puglia e allo stato attuale delle cose ho intenzione di restarci. Vivere qui mi consente di godere di belle giornate praticamente tutto l’anno, anche se ciò è conseguenze di una situazione climatica globale non normale. Stiamo diventando davvero la nuova California, ci manca un po’ di punk rock.
Dal punto di vista letterario, quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Non ho progetti per letterari all’orizzonte, anche perché spero e credo che “Internet Ha Ucciso il Rock II” mi toglierà parecchio tempo!