Pillole Edito da Helios Edizioni nel 2021 • Pagine: 190 •
Perseide è una giovane Donna con un tormentato passato alle spalle. Orfana cresce in un convento nel Vermont a Burlington, conosce solo questa realtà e di conseguenza trascorre la sua vita domandandosi chi sia veramente e soprattutto cosa sia la felicità, molto spesso la stessa le appare sotto forma di divinità pronta a tenderle la mano ma lei puntualmente la rifiuta. Il suo viaggio alla ricerca di questo sentimento prenderà una piega diversa grazie a tre personaggi con un ruolo davvero importante, Fosco, Pancrazio e Maria. Fosco contadino saggio e malinconico, Pancrazio che approderà nella stessa radura in cui vive la giovane Donna dopo aver abbandonato il convento, e Maria che Perseide conoscerà durante un viaggio e con la quale vivrà un episodio che la cambierà nel profondo. Un cammino che condurrà ad un’inaspettata scoperta, un romanzo esistenziale con un grande colpo di scena fatto di vuoti e forti sentimenti.
Cos’è la felicità? Trascorsi quasi la mia intera esistenza domandandolo alla luna. Si narra derivi dal greco fyo e significhi produrre, fare, essere, generare. Dal latino foelix, essere fecondi, fertili, soddisfatti, appagati.
Ma chi può affermare che fertilità, appagamento e produzione siano alla radice della tanto ambita felicità?
Mi sono interrogata sino ad ingarbugliare i neurociti ostacolando la sinapsi, su cosa in realtà rappresenti questa desiderata gaiezza, estasi, floridezza. Ho trascorso umide notti domandandolo alle stelle, udendo il prepotente canto dei grilli, godendo delle carezze donatemi dal vento. Mi parve di scorgerla tra le ridenti rughe di un clochard pacioso, nonostante sostasse su uno strapunto cartonato, con le mani sporche di libertà, tendenti ad un’idea di disappartenenza, ma comunque libere. Matto dicevano, le zecche a lui tanto affezionate. Matto o estremamente consapevole? Matto o arreso, mi chiesi io. Fatto sta che mi persi tra le pieghe di quelle rughe intrise di un qualcosa che mai conobbi, ma che ora più che mai desidero esplorare perdendoci dentro le pupille, per poi recuperarle ricolme di esperienze attraverso le quali crescere fino a toccare i satelliti. Quanto possiamo apprendere osservando, forse più che facendo, rubando a morsi con lo sguardo.
Felicità. Tanti nomi in una sola composizione così ardua da combinare, è sufficiente la mancanza di un solo ingrediente a renderla inesistente, al contrario uno in più a vanificarla.
In un giorno mai esistito sulla terra mi imbattei in una presenza che non sapeva né di uomo né di donna ma profumava di pura esistenza. Uno di quegli insoliti incontri-scontri che non lasciano il tempo materiale di reagire. Uno schianto surreale, atterraggio su un nuovo pianeta in cui si cammina calpestando il cielo, e al disopra del cranio è incredibilmente bruno, buio come affacciarsi ad un tunnel repleto di traboccante confusione confusionaria. Mi invitò ad afferrare la sua mano tesa e a tenerla con me finché avessi avuto vita, non volle dirmi il suo nome, non accettò alcuna presentazione, non si scoprì mai gli occhi. Tentatrice tentazione cimentosa? O irripetibile occasione da afferrare stoppando i vacillamenti più tormentosi? Prendere o lasciare, insegnamento temprante che ogni individuo è costretto a sperimentare almeno una volta, che non sarà mai una isolata volta.
O grande divinità, potessimo conoscere l’epilogo delle vicissitudini vorticose che ci sollevano istante per istante. Potessimo scegliere su quale tassello poggiarci. Ci fosse un enorme librone chiamatosi “Googlone”, ove consultare l’etimologia del tuo essere, scoprire tutte le tue forme sinonime e contrarie, da dove derivi, cosa significhi, cosa puoi essere per me. Sei forse velenosa? Esiste forse un antidoto. Sei forse simile ad una pozione magica che può farmi avere ciò che desidero? Vivi in una lampada dorata che così in tanti han sfregato consumando la propria vissuta buccia?
Le sue parole erano prive di suono eppure io riuscii a udirle, i suoi passi non sfioravano il suolo ma erano assordanti, i suoi abiti un sottile velo trasparente, ma fu impossibile scorgerne le carni sottostanti.
Non ebbi il coraggio di proseguire il mio cammino in compagnia di quella mano anonima. Improvvisamente avrebbe potuto rivelarsi, bruciando ogni aspettativa involontariamente costruita strada facendo. Per antonomasia superarla di gran lunga spalancando le porte al disagio.
Poi l’incredibile scoperta, luminosa rivelazione.
Era lei, la felicità. Chi mai l’aveva vista la vera felicità, senza ombre, senza rattoppi, priva di vuoti, senza inciampi, pause. Mostratasi spoglia di filtri, nella sua più fluttuante materia si allontanò come nube ormai scatenata, irrimediabilmente pronunciata. Le chiesi di tornare, disse che lo avrebbe fatto nell’istante stesso in cui avrei appreso che non tutte le sensazioni aprono il paradiso, eccetto quelle che profumano di pura esistenza, come lei medesima.
Appresi che certe mani non vogliono affondarti nel loro oblio per non sentirsi sole, ma innalzarti al loro livello di beatitudine. O beata Dea senza nome, o beato Dio senza sesso, come ti presenterai a me in una fresca seconda occasione. Saprò fronteggiarti?
Non ti riconoscerò ma rimembrerò il tuo esoterico messaggio, lo estrarrò dalla tasca del cuore, quale fosse un dispaccio, subliminale, incisivo. Avrò addosso la mia armatura fatta di lievito ed incertezze, ma sarà il fuoco della tua ascesa ad indurire questi cedimenti.
Ti aspetto felicità, non lascerò tu te ne vada una seconda volta. Non lascerò andare la tua mano, non lascerò svanire l’incanto. Ti aspetto al margine del baratro, prendimi in volo tra le braccia alate. Non esisto per un lampo racchiudente massi di vita. Ti aspetto.
***
Caro lettore, soave lettrice, è così che scelsi di presentarvela nel momento in cui decisi che scrivere sarebbe stato il mio pane quotidiano. Quel pane buono, croccante, odoroso di forno, la prima cosa a cui si pensa quando si ha fame, il pane che sforna Pancrazio, di cui vi dirò poi. Ecco io ho fame, di parole. Mi sfamo di pensieri profondi, frasi mai dette, storie inventate, sognate.
È così che intendo iniziare questo viaggio verso la felicità. Chi vuole salire? C’è posto per tutti sull’intrepido treno della fantasia. Vi porto con me nel labirinto dell’impossibile possibile solo se lo credi con tutto te stesso.
La mente è un’irrefrenabile freccia rossa senza meta ma che arriva ovunque tu voglia. La mente viaggia più degli uomini stessi, si impregna ma non è mai satura.
Caro lettore, soave lettrice, le voyage commence.
Come è nata l’idea di questo libro?
L’idea di questo libro è nata dal desiderio di diffondere alcuni messaggi, in particolar modo ai giovani. Quello di restare sempre autentici nonostante gli standard spesso imposti dalla società, e l’importanza del concetto di felicità, in quanto ognuno di noi può essere felice se capisce che non deve andare chissà dove per esserlo, ma semplicemente guardarsi dentro e trovarla dentro di sé. Volevo portare l’esempio di una giovane Donna combattente che senza risorse riesce comunque a costruirsi e costruire in mondo attorno a sé.
Quanto è stato difficile portarlo a termine?
È stato complesso evitare contraddizioni e mantenere il filo del discorso. Per il resto scrivere mi riesce spontaneo e potrei andare avanti ore senza fermarmi. Le idee si susseguono senza intoppi una dopo l’altra.
Quali sono i tuoi autori di riferimento?
Il mio autore di riferimento è Stefano Benni.
Dove vivi e dove hai vissuto in passato?
Vivo a 20km da Milano, sa sempre. Ma il mio sogno è trasferirmi in Toscana.
Dal punto di vista letterario, quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Sono molto determinata e il mio progetto è continuare a scrivere, mi piacerebbe farne un vero e proprio lavoro. Sto già lavorando attualmente al mio secondo romanzo.