La vita è come uno specchio Edito da Porto Seguro Editore nel 2021 • Pagine: 143 •
Ho scritto questo libro per raccontare la mia storia, cinque anni fa mi sono ammalata di anoressia e dopo esserne guarita non ho mai avuto il coraggio di raccontare a nessuno la mia storia, i sentimenti che provavo e ciò che mi passava per la testa, ho deciso così di mostrare al mondo il mio cambiamento e la mia nuova visione della vita, perché dopo tanto buio e dolore desidero solo la luce. Penso che le persone che nella vita hanno sofferto tanto abbiano molto da insegnare agli altri, il modo di approcciarsi agli ostacoli che la vita ci pone davanti è totalmente diverso, cerchiamo sempre il lato positivo in tutto ciò che ci circonda e se esso non può essere trovato siamo consapevoli che tutto nella vita abbia una ragione e tutto porta degli ingegnamenti che ci fanno crescere e maturare.
Ho deciso di scrivere la mia storia perché il mio desiderio è quello di poter aiutare gli altri, non solo coloro che come me hanno sofferto o che soffrono ancora, ma anche coloro che dall’esterno non riescono a capirci, a capire i nostri comportamenti e le nostre scelte, magari con questo libro potranno capire cosa passa per la mente di un’anoressica e potranno approcciarsi con persone affette da tale problematica più facilmente. Tutti abbiamo un passato che ci ha insegnato qualcosa e se lo condividiamo possiamo aiutarci l’un l’altro superando le nostre difficoltà.
Grazie alla scrittura sono riuscita a dire tutto quello che avevo dentro, mi sono messa a nudo completamente e ho raccontato cose molto importanti che non ero riuscita a dire neppure ai miei familiari, per questo ci tengo molto a tale libro e desidero tanto che un giorno possa realizzarsi il sogno di aiutare gli altri con la sua pubblicazione, vorrei tanto creare, tramite il passaparola, un gruppo di ragazze/i che siano disposti ad aiutare chi ne sente il bisogno(magari fondando anche una nostra associazione di sostegno), rendendo la sofferenza passata qualcosa di vitale e significativo per gli altri e anche per noi stessi, perché tutto nella vita succede per una ragione.
- TUTTO IN FUMO PER UNA CENA
Era il 28 agosto del 2016 e stranamente ero contenta, una mia amica mi aveva invitato a passare la giornata da lei, ero molto eccitata, l’unica cosa che mi preoccupava era cosa mi avrebbe dato da mangiare. Era l’ora di pranzo e per un attimo ho sentito il mio cuore fermarsi quando la mamma della mia amica mi pone davanti un piatto di pasta, non sapevo che fare, ma non potevo non mangiare quindi decisi di fare uno sforzo e di buttare giù, forse il giorno in cui avrei mangiato di nuovo la pasta era arrivato, ma non andò proprio come desiravo. Tutte le volte che mangiavo qualcosa in più o qualcosa che non avevo nel programma alimentare del giorno, involontariamente mi ponevo una punizione, non mangiavo fino al giorno dopo, ed è così che decisi di fare. La sera mi ostinai a non mangiare, ma erano già tre giorni di fila che a tavola con la mia famiglia non toccavo cibo, mia mamma non poteva più sopportarlo e decise di fare una sola cosa, chiamare il 118…
In poco tempo arrivarono e mi portarono via, ero minorenne e non potevo che finire al Meyer, in realtà non credevo ancora a quello che mi stava succedendo, non mi sembrava reale, era andato tutto bene per mesi e ora che arrivava settembre e con lui il mio tanto atteso viaggio in America era finito tutto? No, non era possibile, ci doveva essere un errore.
Il mio risveglio fu traumatico, non era affatto un sogno, avevo rovinato tutto, ero diventata pelle e ossa, ero disidratata e avevo i battiti a 35, in ospedale tutti mi consideravano un morto che camminava. Io trovavo sempre il modo di giustificarmi, ero bradicardica e per me era normale avere i battiti bassi, non bevevo perché non avevo sete, pensavo fosse tutto una cosa da niente, ma non era affatto così. I dottori mi impedirono di partire per l’America nonostante avessi promesso di mangiare e bere a più non posso, tutto era andato in fumo per una mia stupida fissa, volevo essere magra e questo era quello che mi meritavo, magra e sola in una stanza di ospedale, circondata da pazze come me.
- IN UNA GABBIA DI MATTI
I dottori mi visitavano ogni giorno, mi prescrivevano cosa mangiare, cosa bere ed esattamente cosa potevo e non potevo fare. Non potevo più guardare i miei amati programmi di cucina, non potevo scrivere le mie ricette che tanto amavo perché secondo i dottori non potevo avere minimo contatto con il cibo, mi avrebbe fatto male, mi sembrava tutto assurdo, come potevano allontanarmi da ciò che amavo?
Con l’arrivo di settembre, un’altra angoscia prese campo dentro di me, la scuola, non potevo andare a scuola, secondo i dottori studiando avrei consumato troppe calorie e non sarei riuscita a recuperare il mio peso forma, che bestialità, come potevano privarmi dell’unica cosa che mi era rimasta, la mia intensa giornata di studio che mai mi stancava. Per non farmi mancare niente l’anoressia invece di andarsene dentro l’ospedale si fece ancora più spazio dentro di me. Ero circondata da ragazze che avevano il mio stesso problema, con le quali condividevo gran parte delle mie giornate e le uniche con le quali, purtroppo, potevo parlare. Rispetto a tutte loro mi sentivo un passo avanti, innanzi tutto loro erano molto più magre di me, in realtà era solo che io che non mi vedevo bene allo specchio, però sentivo di essere comunque meno problematica rispetto a loro, tutti i giorni camminavano continuamente per il corridoio per smaltire tutto ciò che mangiavano, io non le capivo, preferivo studiare e, quando anche i miei libri mi furono tolti non mi restò che camminare con loro, ero peggiorata molto con loro, avevo imparato tutti i trucchi del mestiere.
Ogni volta che mangiavamo insieme cominciai anche io come loro a nascondere il cibo nel tovagliolo, a sbriciolare i biscotti per mangiarne il meno possibile, a sbucciare la frutta lasciando quasi tutto il frutto nella buccia, non mi riconoscevo più, ciò che prima non avrei mai pensato di fare adesso era diventato parte della mia quotidianità, mi sembra ancora assurdo che ogni settimana prima della “pesata” (come fossimo degli animali) bevevo litri e litri di acqua senza andare in bagno, solo così riuscivo a pesare di più e a farli contenti, me lo avevano insegnato le ragazze che erano lì da più tempo di me, ma non mi accorgevo che così facendo stavo rovinando me stessa. Mi vergognavo di me stessa non volevo vedere nessuno e volevo uscire di lì al più presto perché sentivo che quello non era il mio posto, mi ritenevo sana e in forma, pensavo di non avere niente di sbagliato in me e tutto ciò che volevo era stare lontano dai dottori che mi stavano facendo solo del male, mi privavano delle cose che più amavo e mi avevano impedito di partire.
Come è nata l’idea di questo libro?
Dopo essere uscita dal tunnel dell’anoressia volevo trasformare il tanto dolore sofferto in qualcosa di buono, volevo aiutare gli altri con la mia esperienza e lo scopo del mio libro è proprio questo, mi sento di aver avuto una seconda possibilità dalla vita e io la voglio condividere.
Quanto è stato difficile portarlo a termine?
La scrittura del mio libro è stata veloce e spontanea, quando le cose le hai dentro ci metti veramente poco a tirarle fuori e condividerle con gli altri, per questo ci ho messo un mese a comporre tutto.
Quali sono i tuoi autori di riferimento?
La mia autrice di riferimento è Sophie Kinsella, adoro i suoi libri e il suo stile di scrittura.
Dove vivi e dove hai vissuto in passato?
Vivo a Calenzano in provincia di Firenze da quando sono nata, per un anno ho vissuto a Siena per lo studio e capita anche di spostarmi a Prato dove vive mio padre.
Dal punto di vista letterario, quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Vorrei far conoscere la mia storia a più persone possibile e se il mio lavoro venisse apprezzato progetterò il sequel, però come ho detto per aiutare e sostenere gli altri, non miro al successo e nemmeno mi interessa.