
L’espressione guerra fredda è stata usata dallo scrittore George Orwell in un suo articolo dell’ottobre 1945 sul Tribune, dove l’autore di “1984” parlava proprio di un mondo su cui incombe la minaccia della guerra atomica e quindi della mutua distruzione. Il termine fu poi usato da Bernard Baruch per indicare esattamente il conflitto che andava designandosi nel periodo successivo.
Formalmente si fa risalire l’inizio della guerra fredda al 1947, anno in cui il presidente Truman adotta la dottrina del containment, che era volta a impedire il diffondersi del comunismo. Da quel momento fino alla soglia degli anni 90 vi sono succedute guerre e crisi che hanno caratterizzato fortemente il nostro passato recente.
Per tutti coloro che volessero saperne di più sul periodo, ecco la nostra lista di testi consigliati. Cliccando sulle copertine si accede alle schede complete dei libri su Amazon, con tutti i dettagli e le recensioni dei lettori.
La guerra fredda 1945-1991
Alla fine della seconda guerra mondiale, i rappresentanti delle potenze vincitrici – Gran Bretagna, Stati Uniti e Unione Sovietica – tennero una serie di incontri al vertice per stabilire i nuovi assetti internazionali. Ma presto l’euforia per la vittoria non bastò più a celare i dissensi fra i tre Grandi. Dallo scacchiere europeo i contrasti andarono estendendosi alla Cina, alla Corea, al Vietnam e al Medio Oriente e produssero quella divisione del mondo in blocchi destinata a dominare la storia del dopoguerra fino alla dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991.
Storia d’Italia nella Guerra fredda (1943-1978)
La politica dell’Italia repubblicana si è largamente specchiata nel bipolarismo della guerra fredda internazionale: dalla rottura dell’alleanza antifascista con l’esclusione delle sinistre dalla sfera di governo, passando per la contrastata vicenda del centro-sinistra, fino all’avvicinamento di Dc e Pci nella «solidarietà nazionale», all’epoca della distensione. Sono ricostruiti tutti i risvolti del cammino della democrazia italiana nel quadro dell’equilibrio bipolare: il peso e i limiti delle superpotenze (in particolare degli Stati Uniti); le logiche di scontro fino alle soglie della guerra civile che misero a dura prova la convivenza costituzionale; l’azione dei politici, dei diplomatici e dei militari che utilizzavano sponde internazionali per i propri fini.
Storia della guerra fredda. L’ultimo conflitto per l’Europa
Nessuno voleva una guerra fredda, nessuno l’aveva pianificata e nessuno dei protagonisti l’aveva davvero prevista, per lo meno nelle forme rigide che poi assunse. Ciò che si andava delineando nei mesi conclusivi della Seconda guerra mondiale era un’inedita geografìa di potenza in cui Stati Uniti e Unione Sovietica primeggiavano… Gli assunti ideologici e i paradigmi culturali dei protagonisti ebbero un ruolo determinante: additavano la direzione in cui ciascuno intendeva procedere, ed erano le lenti attraverso cui si giudicavano le mosse altrui, si tentava di indovinare le possibili concatenazioni di eventi futuri, si soppesavano i pericoli evidenti o potenziali.
La guerra fredda
L’antagonismo tra le potenze uscite vincitrici dalla Seconda guerra mondiale, Stati Uniti e Unione Sovietica, caratterizza gran parte del secolo appena concluso. Attraverso il confronto tra la politica estera di Washington e di Mosca, l’autore ripercorre le tappe che hanno scandito la competizione bipolare dalle origini ai momenti di massima tensione, fino alla dissoluzione dell’URSS. L’ultima parte del libro esamina il lascito della guerra fredda sul sistema internazionale contemporaneo.
Storia della guerra fredda
Storia d’Italia nella Guerra fredda
La politica dell’Italia repubblicana si è largamente specchiata nel bipolarismo della guerra fredda internazionale: dalla rottura dell’alleanza antifascista con l’esclusione delle sinistre dalla sfera di governo, passando per la contrastata vicenda del centro-sinistra, fino all’avvicinamento di Dc e Pci nella «solidarietà nazionale», all’epoca della distensione. Sono ricostruiti tutti i risvolti del cammino della democrazia italiana nel quadro dell’equilibrio bipolare: il peso e i limiti delle superpotenze (in particolare degli Stati Uniti); le logiche di scontro fino alle soglie della guerra civile che misero a dura prova la convivenza costituzionale; l’azione dei politici, dei diplomatici e dei militari che utilizzavano sponde internazionali per i propri fini.
Europa e Stati Uniti dopo la guerra fredda
L’ultimo quarto di secolo ha visto la scena mondiale percorsa da vicende fra le più intense e drammatiche dalla seconda guerra mondiale: i conflitti in Europa e in Medio Oriente, l’attacco alle Twin Towers, una crisi economica epocale, l’ingresso nell’area del benessere di nuovi paesi, il terrorismo islamista. Gli equilibri politici ed economici sono rimessi in gioco ridisegnando un nuovo scenario mondiale. Gli Stati Uniti come potenza egemone e l’Europa hanno vissuto e vivono una serie di cambiamenti che ne ridefiniscono il ruolo internazionale e i rapporti reciproci, ricapitolati nel volume in maniera documentata e problematica.
La guerra fredda. Storia di un mondo in bilico
Dalla guerra fredda alla grande crisi. Il nuovo mondo delle relazioni internazionali
Alla fine degli anni Ottanta la dissoluzione del mondo comunista ha completamente ridisegnato lo scenario politico globale: è finito l’equilibrio bipolare della guerra fredda, nuovi protagonisti sono venuti avanti, nuove zone di tensione sono emerse, il sistema internazionale stenta a ritrovare un equilibrio e anzi oggi riceve i duri colpi della crisi. Il volume ricapitola con chiarezza i due ultimi decenni di politica internazionale: dalle eredità della guerra fredda alla vittoria dell’Occidente con l’implosione dell’Europa comunista, dal difficile unilateralismo americano all’espansione del radicalismo islamico, dal cammino dell’unione europea all’emergere della Cina come grande potenza, cha fa prevedere un ventunesimo secolo posto oramai sotto il segno dell’Asia.
La spia che venne dal freddo
Underworld
ROMANZO. Il 3 ottobre 1951 al Polo Grounds di New York si gioca una leggendaria partita di baseball tra i Giants e i Dodgers. Della palla con cui viene battuto l’altrettanto leggendario fuoricampo che assicura la vittoria del campionato ai Giants si impadronisce un ragazzino nero di Harlem Cotter, Martin. Ritroveremo la palla cinquant’anni dopo in possesso di Nick Shay Costanza un dirigente dell’industria dello smaltimento dei rifiuti che nel 1951 era a sua volta ragazzino un passo più in là, nel Bronx. Nel romanzo di DeLillo i passaggi di mano della mitica palla servono da pretesto per la costruzione di un gigantesco quadro dell’America dalla guerra fredda fino alla crisi di Cuba e al crollo dell’Unione Sovietica.
Sansone e la Guerra fredda
RAGAZZI/DIDATTICA. La possibilità dell’uso di armi nucleari da parte di Israele è stata definita “opzione Sansone”, poiché tale eventualità non avrebbe portato altro che la morte con tutti i moderni filistei, cioè i nemici dello Stato. Se invece si interpretano con le lenti della storia delle relazioni internazionali le circostanze e gli avvenimenti che segnarono la conquista dell’opzione nucleare da parte di Israele, essa diviene un elemento della costruzione del Medio Oriente postbellico, ovvero un passaggio di quella Guerra Fredda mediorientale che tanto ebbe a determinare il confronto fra le superpotenze. Grazie a fonti d’archivio finora inedite e ad un’attenta revisione bibliografica, l’autore rintraccia nel decennio 1953-1963 la costruzione di un ordine mediorientale statunitense, realizzato a scapito del nazionalismo arabo e dell’influenza sovietica, anche grazie all’intervento di Washington sull’opzione nucleare israeliana.
Berlino. In fuga dal muro. Storie e imprese spettacolari
ADATTO AI RAGAZZI. Epiche, geniali, studiate o estemporanee. Così avventurose da sembrare romanzesche, tra dramma e commedia. Sono le fughe da Berlino Est. Dal 1961 fino alla storica caduta nel novembre ’89, il Muro di Berlino non è stato solo il simbolo della guerra fredda, della divisione della Germania e dell’Europa, ma anche lo spettatore di storie e imprese di uomini assolutamente normali che tentarono di riprendersi la vita superando quella barriera, inviolabile come una montagna, con la forza dell’immaginazione e del desiderio di libertà. Alcuni di loro pagarono con la vita, ma molti riuscirono nell’impresa. Queste pagine raccontano le fughe più spettacolari e assieme più genuinamente umane. “Non volevo rimanerci neanche sottoterra a Berlino Est. L’ultima parte della vita almeno la volevo vivere da uomo libero” (Max Thomas).
Cenni storici
Con l’espressione guerra fredda si indica la contrapposizione politica, ideologica e militare che venne a crearsi intorno al 1947 (non tutti gli studiosi concordano), tra le due potenze principali emerse vincitrici dalla seconda guerra mondiale: gli Stati Uniti d’America e l’Unione Sovietica. Ben presto si giunse alla divisione dell’Europa in sfere di influenza e alla formazione di blocchi internazionali ostili, denominati comunemente come Occidente (gli Stati Uniti, gli alleati della NATO e i Paesi amici) ed Oriente, o “blocco comunista” (l’Unione Sovietica, gli alleati del Patto di Varsavia e i Paesi amici), oltre a tutti i Paesi non allineati del resto del mondo.
Questa suddivisione influenzò fortemente per decenni l’opinione pubblica mondiale ed ebbe il suo concreto emblema nella spaccatura della Germania in Germania ovest e Germania est tramite il muro di Berlino e l’immagine della cortina di ferro, usata per la prima volta da Winston Churchill. Si trattava sostanzialmente della contrapposizione tra due grandi ideologie politico-economiche: la democrazia-capitalista da una parte e il totalitarismo-comunista dall’altro, estraneo all’internazionalismo del mercato. La tensione che ne risultò, durata circa mezzo secolo, pur non concretizzandosi mai in un conflitto militare diretto (da cui il termine fredda quando in realtà la disponibilità di armi nucleari per entrambe le parti avrebbe potuto distruggere inesorabilmente l’intero pianeta in una guerra nucleare), si sviluppò nel corso degli anni incentrandosi sulla competizione in vari campi (militare, spaziale, tecnologico, ideologico, psicologico, sportivo) contribuendo almeno in parte allo sviluppo ed evoluzione della società stessa con l’avvento della terza rivoluzione industriale.
L’espressione era stata usata già nel 1945 da George Orwell che, riflettendo sulla bomba atomica, preconizzava uno scenario in cui le due grandi potenze, non potendo affrontarsi direttamente (per il rischio di distruzione mutua assicurata), avrebbero finito per dominare e opprimere tutti gli altri. Nel 1947 fu ripresa dal consigliere presidenziale Bernard Baruch e dal giornalista Walter Lippmann per descrivere l’emergere delle tensioni tra i due alleati della seconda guerra mondiale.
Per altre informazioni basilari sul periodo rimandiamo alla pagina di Wikipedia dedicata alla guerra fredda.