
Il procuratore muore è ambientato in Argentina durante la seconda ondata della pandemia e narra la ricostruzione da parte del colto commissario Santiago Alberto Masachesi, di un caso che gli è stato tolto, un caso che riguarda la morte misteriosa di un procuratore il quale si incrocia con la storia del manoscritto della donna amata in gioventù, Teldi. Ci si trova quindi di fronte a un –romanzo nel romanzo-, una fiction nella fiction.
Il dossier sul procuratore ha inizio nell’anno 2017 nell’appartamento dell’uomo sito al numero 13 di Puerto Madero e la sua morte prende le pieghe di un caso che coinvolge le alte sfere del governo, e ammantano l’omicidio di una morte teatrale.
“Quando la Gendarmeria inscenò una farsa per dimostrare contro ogni evidenza che il famoso procuratore era stato assassinato.[…] Dato che la stanza da bagno in cui due anni prima era stato ritrovato il corpo del tristemente noto procuratore non era quella del crimine, la Gendarmeria allestì in un capannone un modello identico a grandezza naturale, con le tracce di sangue e tutti gli schizzi presenti nelle foto”.
Come tutti i romanzi gialli che si rispettino, si parte dalla biografia del personaggio, prima di addentrarsi nel vivo di un caso d’omicidio. Ma niente è come che sembra, e le capacità deduttive del commissario Santiago, lo portano ad una bruciante e sconvolgente soluzione, a cui nessuno presta ascolto. Tuttavia Santiago ha dalle sua parte, in questo caso particolare, l’amore della sua gioventù, Teldi, con la quale si avventura nelle mille congetture e ipotesi sul misterioso caso, già risolto per la popolazione argentina.
Nel luogo chiamato Azul, posto dal cielo blu come l’uniforme dell’ormai ex commissario Santi, la nebbia attorno al misterioso caso del procuratore morto si dirada. Il commissario Masachesi, tipo stravagante, con la passione per i musei e per i romanzi gialli, convive con il fantasma del padre ancora da affrontare, insomma, un complesso di Edipo da manuale per lui. Santi per la sua personalità e per la sua fervida immaginazione viene deriso dai suoi stessi colleghi di polizia, ma sopporta con coraggio il peso della derisione e va per la sua strada.
L’autrice porta a spasso il suo commissario, lo usa come espediente per risolvere questo caso straordinario dalle tinte da delitto perfetto ma, come e si è detto, nulla è ciò che sembra.
Il mistero della camera gialla si conclude in quell’hotel nel luogo Azul e tra mille congetture e ipotesi, si ritorna al punto di partenza e il commissario assieme alla sua Teldi, con la quale condivideva la passione per i libri, può coronare il suo sogno d’amore:
“Il piccolo nido d’amore è contaminato dai complottisti, anche se nessuno sa cosa stiano tramando”.
L’intenso e breve romanzo è fitto di dialoghi e di momenti di introspezione psicologica da parte del commissario, che scavando dentro di se, cerca di confrontarsi con la figura del padre.
Luisa Valenzuela cattura il lettore sin dalle prime righe con una storia originale e non prevedibile, puntando molto su un personaggio ben tratteggiato come Santi e con un principio di storia d’amore con Teldi. Santiago è un personaggio “fedele a se stesso”, fuori dagli schemi e colto, non è il classico commissario solitario che non condivide le teorie, anzi, condivide le sue teorie con i suoi colleghi ma anziché venire preso sul serio, viene declassato con una pensione anticipata.
Il procuratore muore della scrittrice argentina Luisa Valenzuela, prende spunto da un evento di cronaca accaduta realmente nell’anno 1994: il caso di un presunto suicidio di Alberto Nisman, noto oppositore di Cristina Fernandez de Kirchner, attuale presidentessa, accusata di aver coperto il coinvolgimento dell’Iran nell’attentato contro un centro ebraico a Buenos Aires. Il procuratore muore possiede le pieghe di una storia che richiama le tinte del realismo magico, un genere caro agli scrittori sudamericani, uno su tutto, Gabriel Garcia Marquez.
Recensione a cura di Annalina Grasso
Annalina Grasso è una giornalista pubblicista nata a Benevento. Si è laureata in Lettere moderne all’Università Federico II di Napoli con una tesi su Giacomo Debenedetti interprete di Marcel Proust e si è specializzata in filologia moderna a indirizzo linguistico presso la medesima università, con particolare interesse verso la storia della lingua italiana. Ha frequentato un corso di laurea magistrale in Editoria e scrittura presso l’Università Tor Vergata di Roma, un breve corso di studi umanistici alla Sorbona e ad Harvard (incentrati soprattutto sulla Divina Commedia), un corso di media social communication alla Ninja Academy di Milano e un master in arte e organizzazione di eventi culturali (specialmente mostre d’arte). Da anni si occupa di cinema, arte e letteratura e nel 2014 ha fondato il magazine culturale online ‘900letterario, che dirige. Le sue ricerche e studi sono volti alla divulgazione di opere letterarie e cinematografiche meno conosciute.
Annalina Grasso è una giornalista pubblicista nata a Benevento. Si è laureata in Lettere moderne all’Università Federico II di Napoli con una tesi su Giacomo Debenedetti interprete di Marcel Proust e si è specializzata in filologia moderna a indirizzo linguistico presso la medesima università, con particolare interesse verso la storia della lingua italiana. Ha frequentato un corso di laurea magistrale in Editoria e scrittura presso l’Università Tor Vergata di Roma, un breve corso di studi umanistici alla Sorbona e ad Harvard (incentrati soprattutto sulla Divina Commedia), un corso di media social communication alla Ninja Academy di Milano e un master in arte e organizzazione di eventi culturali (specialmente mostre d’arte). Da anni si occupa di cinema, arte e letteratura e nel 2014 ha fondato il magazine culturale online ‘900letterario, che dirige. Le sue ricerche e studi sono volti alla divulgazione di opere letterarie e cinematografiche meno conosciute.