Corredata da un’ampia anteprima, ecco il riassunto della trama di La relazione di Andrea Camilleri, romanzo edito in Italia da Mondadori con un prezzo di copertina di 13,00 euro (ma acquistabile online con il 15% di sconto). Il titolo è disponibile anche in eBook al prezzo di euro 6,99.
La relazione: trama del libro
Mauro Assante è, prima di ogni altra cosa, un uomo serio: ha sempre lavorato con scrupolo estremo, guadagnandosi incarichi di crescente responsabilità nell’istituzione in cui presta servizio, l’authority preposta al controllo della trasparenza delle banche italiane. Si è sposato tardi, con la sola donna che sia riuscita ad aprire una breccia nel suo temperamento ombroso, e ha un figlio piccolo, che trascorre i mesi estivi con la madre, in montagna. Questa estate Mauro si trattiene in città perché gli è stato affidato il compito di stilare una relazione particolarmente delicata su di un istituto bancario che con ogni probabilità verrà commissariato in seguito alla sua ispezione.
Ma proprio durante queste solitarie giornate di lavoro, nella sua prevedibile esistenza iniziano ad aprirsi minuscole crepe. Dimentica aperta la porta di casa, riceve una telefonata beffarda, si convince di essere seguito da un uomo in motorino. Soprattutto, riceve la visita di una meravigliosa ragazza che evidentemente ha sbagliato indirizzo. Strano, ci dev’essere stato un errore. Ma dalla vita di Mauro Assante gli errori erano sempre stati banditi; così come sarebbe bandito il batticuore che invece lui prova quando, poche sere dopo, rincontra per caso quella stessa ragazza bionda… L’estate avanza, le temperature aumentano, la stesura della relazione si fa più complessa e con essa l’ansia di consegnare tutto senza sbavature, senza condizionamenti.
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Il trillo del campanello è stato così breve che Mauro rimane indeciso se abbiano bussato o no. Resta per qualche istante col busto eretto, la testa sollevata dallo schermo in attesa di un secondo trillo di conferma che però non arriva. Ha appena ripreso a leggere che il suono si ripete. Breve come il primo, quasi che la persona che bussa sia intimorita da ciò che sta facendo. Stavolta Mauro si alza, esce dallo studio, percorre il corridoio, accende la luce dell’anticamera, apre la porta. È certo di trovarsi davanti l’anziana Baronessa scesa dal piano di sopra per rinnovare l’invito a cena. Invece la donna che ha bussato e che gli sorride è una trentenne alta, bionda, elegante e soprattutto molto, molto bella.
«Eccomi qua» dice. «Puntualissima.»
Mauro è senza parole, confuso e sorpreso, quella ragazza gli è perfettamente estranea. Mai vista prima, ne è certo. Una donna così, se l’hai incrociata anche una sola volta, impossibile dimenticarsela. E non può nemmeno essere una delle poche amiche di sua moglie perché quelle le conosce tutte.
«Non mi lascia entrare?» domanda la bionda avanzando di mezzo passo e accentuando il sorriso.
Mauro adesso ne sente il profumo. Leggero ma insinuante.
«Credo che lei si stia sbagliando» dice brusco senza riuscire a distogliere gli occhi da quelli di lei, due sereni laghi azzurri.
Il sorriso della donna si spegne immediato, viene sostituito da una espressione perplessa. C’è una nota allarmata nella sua voce. «Non è stato lei a telefonare all’agenzia?»
«Non ho telefonato a nessuna agenzia.»
Ora gli occhi della ragazza si fanno sospettosi.
«Non ha per caso cambiato idea e…»
Su cosa avrebbe cambiato idea?
«Non so di che stia parlando» dice irritato.
«Allora mi sono sbagliata, mi scusi» fa la donna.
Gli volta decisa le spalle, percorre il pianerottolo, comincia a scendere le scale.
Solo quando è sparita Mauro chiude la porta. Non ha potuto fare a meno di restare a guardarla, affascinato, mentre s’allontanava.
Dopo dieci minuti che ha ripreso a lavorare, è costretto a prendere atto che per quella sera gli sarà difficile continuare, il filo del complesso ragionamento che stava intessendo si è irrimediabilmente spezzato per l’imprevista intrusione di quella sconosciuta. È venuta l’ora di ricollegarsi col mondo. Spegne entrambi i computer, reinserisce la spina del telefono, accende il cellulare.
Allora mi sono sbagliata, mi scusi.
Un momento. Che significa che si è sbagliata? O meglio: come ha fatto a sbagliare?
Lui, Mauro Assante, vive da sette anni con la moglie Mutti e il figlio Stefano al primo piano di una superstite palazzina liberty del romano quartiere Prati. Al piano terra abita il colonnello dei carabinieri Germani con la moglie e la figlia diciottenne; al secondo e ultimo l’ottantenne Barone Ardigò con la moglie Margherita. La palazzina non ha portiere, spetta al colonnello Germani aprire il portone alle sette del mattino e richiuderlo alle otto di sera. Fuori, accanto al portone, ci sta il citofono con i cognomi degli inquilini. Ipotesi improbabile che quella donna fosse stata chiamata da Germani o da Ardigò. Quindi la sconosciuta avrà fatto confusione non coi cognomi o coi piani, bensì col numero civico, anche se sarebbe bastato descriverle la palazzina per metterla in condizioni di non sbagliare.
È sorpreso da un improvviso e irresistibile bisogno di fumare. Ha smesso da cinque anni, perché allora questa voglia irrazionale? Sa di avere, nel secondo cassetto della scrivania, un pacchetto di sigarette mai aperto. Lo prende, lo posa davanti a sé, l’osserva. IL FUMO UCCIDE. Sorride. La frase minacciosa potrebbe essere facilmente stravolta. IL FUMO UCCIDE LA NOIA. Strappa l’involucro di cellophane, apre il pacchetto, ne estrae una sigaretta, se la mette tra le labbra ma non può accenderla perché non ha accendini o cerini a portata di mano. Si ricorda di aver notato una scatola di fiammiferi ma non ha voglia di alzarsi. Se lo vedesse Mutti! Già, Mutti. Forse la spiegazione del suo disagio consiste nel fatto che è la prima volta, in sette anni di matrimonio, che è costretto a vivere separato da lei per un lungo periodo. Il pediatra di Stefano ha detto che al
bambino avrebbe portato gran giovamento l’aria di montagna e Mutti non se l’è fatto ripetere due volte. Il primo di giugno se ne è andata con Stefano nel paesino del Trentino dove è nata e dove vivono i suoi genitori, col proposito di restarci almeno tre mesi filati. Mauro passerà con loro le vacanze agostane.
Ecco: sono trascorse già due settimane e Mauro non riesce ancora a ritrovarsi nella condizione, sia pure provvisoria, di scapolo. Se fosse un uomo meno metodico e meno ordinato di quello che è, il cambiamento dei ritmi della sua vita sarebbe stato più sopportabile. Il lavoro, certo, l’impegna molto, sia nelle ore d’ufficio sia a casa, ma l’impiego delle ore serali rappresenta un autentico problema. Le amiche di Mutti hanno fatto a gara per invitarlo a casa loro, ma lui non se l’è sentita di andarci da solo. Perché, e se ne rende conto solo adesso, in quelle cene, in quegli incontri, è stata sempre Mutti a offrirgli un pretesto per coinvolgerlo nella conversazione, altrimenti avrebbe fatto scena muta. Non per timidezza, ma per la sua innata incapacità di aprirsi interamente agli altri. Mutti invece, fin dalla prima volta che ha scambiato poche parole con lui, ha saputo miracolosamente trovare la chiave giusta per liberarlo dalla sua blindatura. Se, a quarant’anni compiuti, non avesse incontrato Mutti, di certo non si sarebbe mai sposato, mai avrebbe avuto la gioia di un figlio.
Si toglie la sigaretta dalle labbra, la rimette dentro il pacchetto e lo seppellisce nuovamente nel cassetto.
Il trillo del campanello lo fa sobbalzare. Immagina per un attimo di trovarsi di fronte la sconosciuta. Un’alterazione minima del battito del cuore. Va ad aprire. La Baronessa Margherita Ardigò lo fissa imperiosa.
«Se tra dieci minuti non sale su a cenare con noi non le rivolgerò mai più la parola.»
È stata Mutti a raccomandarlo alla Baronessa e quella ha preso sul serio il compito assegnatole. Non può sottrarsi, rifiutare per la terza volta l’invito suonerebbe come un’offesa ingiustificata.
Oltre a Mauro c’è un altro ospite, Giorgio, nipote adorato della Baronessa. Di lui Mauro sa solo che è un trentenne scapolo che ama la bella vita, le auto sportive costosissime e che si veste con trasandata eleganza. Dove lavori, cosa faccia, un mistero. Mutti sostiene che Giorgio deve essere una specie di gigolò o qualcosa d’affine e che viene a trovare spesso la zia perché questa stravede per lui ed è felice di allargare i cordoni della borsa. Meno male che quella sera c’è lui a tenere banco, perché diversamente per tutta la cena Mauro avrebbe dovuto sorbirsi i noiosi monologhi della Baronessa, dato che il Barone suo marito,
essendo totalmente sordo e alquanto svanito, preferisce starsene in silenzio. Giorgio sta raccontando di un suo recente viaggio d’affari a Berlino, affari non meglio precisati, quando la Baronessa l’interrompe: «Ci sei andato solo?».
Sempre secondo Mutti pare che la zia pretenda da Giorgio, in cambio delle sostanziose regalie, il racconto minuzioso e dettagliato delle avventure amorose.
«Solissimo.»
«Non ti credo.»
«Devi credermi invece, sono partito da solo perché ero certo che lì avrei trovato compagnia.»
«E l’hai trovata?»
«Certamente. Fin dalla prima sera mi è stata presentata una ragazza che sarebbe stata la mia accompagnatrice per tutta la durata del soggiorno.»
«Era una loro impiegata?»
«Ma no, zia! Sono ragazze che fanno proprio questo mestiere. Oltre ad essere di bell’aspetto sono anche abbastanza colte. La mia parlava italiano, inglese e francese.»
«Accompagnano anche in camera da letto?»
«Solo se ne hanno voglia, non ne sono obbligate, queste prestazioni non rientrano nel contratto.»
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