In questo articolo scopriremo quali sono i migliori libri di e su Cesare Pavese, uno dei maggiori esponenti del neorealismo italiano, insieme a Pasolini e a Calvino.
Cesare Pavese (1908 – 1950) è stato uno scrittore, poeta e raffinatissimo traduttore italiano (imperdibile la sua traduzione del Moby Dick di Melville), morto suicida a soli 42 anni in una stanza d’albergo a Torino. Il suo “vizio assurdo”, la tendenza al suicidio, emerge ben presto nella psiche dell’intellettuale italiano e riflette la tendenza all’angoscia e al sentire l’esistenza come un “essere per la morte”. Questa intima sofferenza accompagnerà sempre Pavese e si riverserà prima nelle poesie e poi nei racconti dell’autore.
Pavese è considerato tra i primi intellettuali moderni italiani, figura chiave nel passaggio tra la cultura degli anni Trenta e la nuova cultura democratica del dopoguerra. Le sue opere, un connubio tra realismo e simbolismo lirico, sono le trasfigurazioni delle proiezioni interiori e del disagio esistenziale dell’autore, nonché i testimoni dei miti immaginativi e della ricerca di autenticità dello scrittore italiano.
I temi principali nella poetica pavesiana sono quelli legati al legame profondo con la sua terra, la regione piemontese collinare delle Langhe, e il tema del mito, fondamentale in Pavese, sempre.
Nella nostra selezione dei migliori libri di e su Cesare Pavese troverete le raccolte più belle e i saggi più accurati del celebre intellettuale italiano.
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Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
“Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, pubblicato postumo, comprende dieci poesie (otto in italiano e due in inglese), tutte scritte tra l’11 marzo e il 10 aprile del 1950 a Torino e tutte inedite, ritrovate fortuitamente tra le carte di Pavese dopo la sua morte, in duplice copia, nell’ordine in cui sono state pubblicate. La raccolta, pubblicata da Einaudi nel 1951, comprende anche i versi appartenenti al gruppo La terra e la morte, che furono composti nel 1945 a Roma e pubblicati nel 1947 sulla rivista «Le tre Venezie». Si tratta di liriche d’amore, permeate di una struggente nostalgia e scritte con uno stile insolito per Pavese. Sono dedicate all’attrice statunitense Constance Dowling, l’ultimo suo amore non corrisposto, conosciuta alla fine del 1949. Con la raccolta Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, l’autore riprende i temi già sperimentati nei componimenti più tardi di Lavorare stanca e nelle poesie di La terra e la morte. La donna, la cui liricizzazione avviene attraverso le metafore dei grandi temi dell’autore come la terra, la vigna, il vento, la vita e la morte, è il motivo unico e assoluto che pervade tutte le liriche dell’opera e, come ben scrive Gianni Venturi, «non è più e solo il termine di paragone della realtà simbolica, ma è la realtà, la speranza e la disperazione».
L’opera poetica. Testi editi, inediti, traduzioni
La vocazione poetica di Pavese è precocissima: risale addirittura agli anni della pre-adolescenza e si afferma con forza all’epoca del liceo. Dal 1923, infatti, il giovanissimo Cesare conduce un vero e proprio apprendistato poetico: legge, studia, traduce, riflette con rigore e dedizione. Rielabora i classici, dagli stilnovisti ai romantici europei, si impadronisce di ritmi, temi, lessico, acquisisce gli strumenti per una sua produzione originale e, grazie soprattutto al confronto con i testi di Walt Whitman e di Edgar Lee Masters, trova infine una propria voce nel racconto lirico che è insieme realistico e mitico. Il suo percorso è presentato integralmente in questo volume, che offre al lettore testi editi e inediti, tutti accuratamente commentati e accompagnati da note filologiche. La prima sezione contiene le due raccolte già note, “Lavorare stanca”, nelle edizioni del 1936 e del 1943, e la postuma “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”; la seconda dà conto della prolifica attività del Pavese traduttore di poesia; la terza infine apre uno spiraglio sullo sterminato “laboratorio poetico” dello scrittore, dalle prove giovanili alle traduzioni da Omero che lo accompagnarono negli anni del confino.
Tutti i racconti
Il mestiere di vivere. Diario (1935-1950)
La casa in collina
La collana viola. Lettere 1945-1950
“La collana viola” viene riproposto con una nuova prefazione, nuove note editoriali e alcune lettere inedite che svelano ulteriormente i retroscena del laboratorio intellettuale della serie di studi che ha fatto conoscere al grande pubblico autori come Jung, Kerényi, Propp, Durkheim, Malinowski e tanti altri.
Interpretazione della poesia di Walt Whitman
Un’intelligente analisi del grande poeta americano e allo stesso tempo uno specchio della personalità di un giovane che sarebbe diventato uno dei più importanti scrittori del Novecento: Cesare Pavese. Questa brillante ricerca su Walt Whitman ha il fascino di un lavoro acuto e originale, in cui si ravvisano caratteristiche dei testi più maturi, pur essendo stata scritta da un Pavese appena ventunenne, che la presentò come tesi di laurea nel 1930. Collocabile agli albori della scoperta della letteratura americana, che appassionò molti giovani italiani e indispettì la cultura fascista, quest’opera sorprende per il piglio sicuro dell’autore, diverte per i toni polemici nei confronti della critica whitmaniana, incuriosisce per la condanna della celeberrima “O Captain, My Captain!”, coinvolge per lo slancio della trattazione. Dalle pagine di questo libro emerge con forza una profonda empatia nei confronti di Whitman e della sua “poesia del far poesia”, che costituì certamente un punto di riferimento imprescindibile per Pavese.