In questo articolo scopriremo quali sono i migliori libri di psicologia della devianza e della criminalità.
La devianza come categoria socio-psicologica abbraccia tutte le forme di trasgressione alle norme e alle regole dei gruppi e della società in generale. La psicologia criminale studia il comportamento dei criminali e la genesi dell’atto criminale. Devianza e criminalità vengono accoppiate perché la devianza come costrutto fornisce una disanima del fenomeno criminale, dei suoi comportamenti e dei soggetti che ne sono protagonisti, individuando i fattori di rischi e di protezione dallo sviluppo di comportamenti criminali.
La psicologia della devianza e della criminalità è quel settore delle scienze psicologiche che studia i fattori personologici, sociali e culturali che determinano un certo comportamento criminoso e deviante nella prospettiva di risposte funzionali da elaborare da parte della società. Questa disciplina presuppone conoscenze approfondite nell’ambito della psicologia sociale e clinica, nonché le nozioni fondamentali di carattere giuridico e giudiziario legate alla devianza e alla criminalità.
In questa nostra selezione dei migliori libri di psicologia della devianza e della criminalità abbiamo inserito i testi di più recente pubblicazione sull’argomento e alcuni interessanti manuali di approfondimento.
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Psicologia della devianza e della criminalità. Teorie e modelli di intervento
Il volume, che segue altri lavori pubblicati con lo stesso editore dalla scuola romana di psicologia giuridica, propone una panoramica degli studi sulla devianza di tipo criminale, affrontando diversi temi: l’evoluzione storica delle risposte istituzionali, gli attuali strumenti normativi di conoscenza e intervento, le prospettive di cambiamento che lo stato dell’arte sembra sollecitare in accordo con gli sviluppi della ricerca scientifica, con le osservazioni che provengono dagli operatori del settore, con gli orientamenti affermati dalle norme sovranazionali. Il testo intende sottolineare come il coinvolgimento, la partecipazione attiva delle persone e delta comunità, la promozione della responsabilità siano gli strumenti più efficaci per prevenire e contrastare il crimine.
L’anatomia della violenza. Le radici biologiche del crimine
Criminologia e sociologia della devianza
Questo è un libro sulle teorie criminologiche che rifiuta l’impostazione didattico-manualistica per abbracciarne una antologico-genealogica. In questo senso, il libro ha sovvertito il modo di “studiare” criminologia in Italia: l’invito dell’autrice è proprio quello di scandagliare il più possibile i principali scritti scientifici sul crimine, sul criminale, sulla criminalità, fino addirittura ai recenti temi dell’insicurezza sociale e del governo della paura, attraverso le parole e le argomentazioni dei sociologi e criminologi che hanno svolto le loro ricerche sul campo. In questo excursus sociocriminologico il lettore è condotto per mano (con brevi introduzioni, schede, commenti, note) nell’incontro con gli autori fondamentali della criminologia. In tempi di eccessiva semplificazione e di sintesi superficiale, è dal 2014 che questo libro procede controcorrente rispetto alla manualistica più in voga in Italia, ma con il precipuo intento di ricostruire e comprendere le domande di ricerca, la scelta dei metodi e l’elaborazione dei risultati con cui ogni teoria analizza il comportamento criminale.
La psicologia criminale giovanile
Questo libro nasce dal bisogno di porre chiarezza in un ambito di interesse scientifico e sociale come quello della criminalità giovanile, con lo scopo di analizzare le risposte della giustizia minorile di fronte alla criminalità, esplorare gli ambiti di aggiustamento dell’intervento in forme responsabilizzanti ed educative, intravedere i gradi di libertà entro cui sia possibile parlare di giustizia riparativa, mediativa e trasformativa, delineare modalità di intervento differenziate a seconda dell’individuo coinvolto, della tipologia delittuosa e della sua realtà neuropsicologica, familiare e sociale. Il significato del gesto delittuoso non può, infatti, essere compreso se estrapolato dal contesto di vita dal quale si origina.
Psicologia Criminale
Sono tante le persone che possono giovare della conoscenza della Psicologia Criminale: chi si occupa di prevenzione del crimine, valutazioni e perizie nel settore criminologico, forze dell’ordine, psicologi, medici, investigatori, sociologi, criminal profiler, gli operatori che lavorano negli istituti penitenziari, chi comunica il crimine come fotografi, giornalisti, soccorritori. La Psicologia Criminale è il settore della psicologia che permette di investigare il pensiero, le emozioni e il comportamento del criminale. In tale opuscolo si è partiti, nel primo capitolo, dalle definizioni dei concetti di devianza e criminalità, fenomeni che spesso vengono confusi ma che in realtà non coincidono. La criminalità è l’infrazione della legge, la devianza delle norme sociali. Un atto può essere criminale e deviante; deviante ma non criminale e criminale ma non deviante. Si è passati successivamente ad una breve presentazione dei diversi modelli che si sono occupati di devianza: modelli biologico – costituzionali, modelli psicoanalitici, modelli comportamentisti, modelli psicosociali, modelli sociologici, nonché dei diversi autori che se ne sono interessati. Nel secondo capitolo ci si è soffermati sulla psicologia criminale presentando inizialmente un excursus storico di tale ramo della psicologia e i diversi autori che se ne sono nel tempo occupati (Hans Eysenck, Albert J. Reiss, Eric Goffman). Successivamente si sono esaminati i concetti fondamentali su cui si basa il lavoro nell’ambito della psicologia criminale al fine della conoscenza della personalità e delle caratteristiche emotive e comportamentali del criminale: il profilo psicologico, le principali caratteristiche di come dovrebbe essere effettuato un interrogatorio e la scena del crimine. Infine, nel terzo capitolo, viene presentata la figura del serial killer partendo da alcuni casi dei tempi più remoti fino ai tempi attuali, vengono presentate alcune classificazioni in base a diversi fattori, come ad esempio, il movente ed infine ci si è soffermati soprattutto sui segni premonitori che possono essere presenti dell’infanzia e/o nell’adolescenza dei serial killer futuri, presentando i meccanismi psicologici in un’ottica sistemico – relazionale.
Cesare Lombroso e la scoperta dell’uomo delinquente
Il volume delinea, a un secolo dalla scomparsa di Cesare Lombroso, le tappe che lo portarono a formulare la teoria dell’atomismo. Secondo questa concezione, alterazioni dello sviluppo cerebrale provocano la nascita di soggetti in cui riemergono caratteri psicofisici ancestrali e soprattutto la spinta alla violenza del selvaggio, che ne fa il delinquente. Il percorso di Lombroso parte dall’attività storico-letteraria giovanile che gli consente di impadronirsi della cultura classica. Studente in Medicina a Pavia, a Padova e infine a Vienna dove gli insegnamenti degli organicisti tedeschi contribuiranno a formare in lui un indirizzo positivista. Ufficiale medico, primario di Psichiatria a Pesaro, professore di Malattie mentali a Pavia e infine di Medicina legale a Torino. Qui diventerà anche titolare di Psichiatria e infine di Antropologia criminale, unica cattedra della materia in Italia. “L’uomo delinquente”, pubblicato nel 1876, è l’opera più nota. Cesare Lombroso sostiene che il fattore inibente l’armonico sviluppo encefalico sia l’epilessia. Nelle successive edizioni ampliate de “L’uomo delinquente” Lombroso riconobbe che, oltre all’atavismo, altre cause potevano innescare la criminogenesi.
La psiche mafiosa. Storie di casi clinici e collaboratori di giustizia
Dopo dieci anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, cosa sta succedendo nella mentalità mafiosa? Sappiamo qualcosa di più rispetto agli uomini d’onore, alla loro psiche, alle loro famiglie, al contesto culturale? Scopo del libro è favorire una riflessione sulle storie di queste persone. Il lavoro che gli Autori hanno portato avanti in questi anni raggiunge qui un ulteriore momento di sistematizzazione. L’aspetto più innovativo del lavoro nasce dal fatto che per la prima volta due psicoterapeuti hanno avuto la possibilità di svolgere delle interviste cliniche ad alcuni collaboratori di giustizia mafiosi ed avere così un racconto delle loro drammatiche storie da un punto di vista psicologico.
Delitto d’impeto e test di Rorschach. Analisi psicometrica e scenari psico(pato)logici
Il delitto d’impeto ha sempre costituito uno dei capitoli più complessi e controversi della psichiatria forense e della criminologia, tale da generare un travagliato dibattito che ha impegnato nel tempo numerosissimi autori nel tentativo di decodificare l’enigmatica incomprensibilità ed imprevedibilità di questo comportamento. Il presente volume, partendo da iniziali considerazioni di carattere generale relativamente a questa specifica tipologia di reato e ai suoi risvolti psicopatologici, criminologici e giuridici, propone una particolare lettura della criminogenesi del reato d’impeto attraverso l’impiego del test di Rorschach. L’autore, sottolineando l’importanza dell’indagine psicodiagnostica mediante l’applicazione del reattivo di Rorschach, quale ulteriore elemento, assieme all’analisi psico(pato)logica e alla “storia di vita” del soggetto, per giungere ad una “comprensione” di questa particolare tipologia di condotta omicidiaria, evidenzia come, l’insolita ambiguità percettiva inerente al test, può permettere di cogliere modi di essere particolarmente significativi proprio in virtù del carattere di emergenza di tale situazione. In particolare, attraverso l’analisi di 15 casi peritali giunti alla sua osservazione, esaminati tramite l’impiego del test di Rorschach, secondo la metodologia della Scuola Romana Rorschach, l’autore propone un’inedita chiave di lettura della complessa fenomenologia del delitto d’impeto, che assurge ad estremo emblema di una particolare e drammatica dimensione individuale.
Oltre A Sorvegliare E Punire
Il volume cerca di dare voce a diversi operatori sulle principali problematiche della vita detentiva – praticamente sconosciuta alla gente comune che se la rappresenta solo grazie ai mass-media – e della condizione del detenuto in carcere, nonché sulla condizione degli operatori penitenziari nel loro poter svolgere un’azione di trattamento e non solo di custodia, come peraltro la normativa italiana indica con chiarezza e risalto. L’argomento è diviso in quattro capitoli: Pena, detenuti e condizione carceraria nell’ottica della psicologia sociale – Psicologia, psicologi e ambiti d’intervento – Gesti autolesivi in carcere – Carcere e immigrazione. I temi sono affrontati sia con inquadramenti generali sia con dettagli specialistici, in quanto si è perseguita l’ambizione di rivolgersi, con uno stesso volume, non solo ad operatori del settore, ma anche a chi fosse interessato a conoscere di più questa realtà, avvicinandosi ad essa sotto la guida di esperti e con l’apertura all’interdisciplinarietà che il lavoro comporta.