In questo articolo scopriremo quali sono i migliori libri di economia dell’arte.
Per economia dell’arte si intende il ramo dell’economia politica che dagli anni 1990 in poi si occupa in senso lato degli aspetti economici legati alla creazione e fruizione di opere d’arte. Questa disciplina studia i risvolti di natura economica che abbracciano i molti e complessi aspetti della cultura legati alla creazione artistica, dalla visual e performing art al cultural heritage.
Sono molti gli aspetti dell’economia dell’arte legati alla visual e alla performing art, dall’analisi del mercato al prezzo delle opere, dal tasso di rendimento degli investimenti in opere d’arte, alla stima della funzione di domanda e della funzione di produzione degli spettacoli. I temi economici legati al cultural heritage abbracciano invece le politiche e i costi per la loro conservazione e tutela, valorizzazione e fruizione, anche nell’ottica della sempre più sentita sostenibilità.
In questa selezione dei migliori libri di economia dell’arte abbiamo inserito i testi di più recente pubblicazione sull’argomento e alcuni interessanti manuali di approfondimento.
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Economia dell’arte: Proteggere, gestire e valorizzare le opere d’arte
Il “diritto dell’arte” è un neologismo che vuole indicare un sistema giuridico complesso: si interessa della disciplina di ogni rapporto che abbia a che fare con l’opera d’arte e la sua circolazione o con l’artista o con le varie vicende che possono riguardare tali oggetti o tali soggetti. È forse il settore del diritto che più abbraccia la totalità delle discipline giuridiche (civilistiche e commercialistiche, associativistiche, pubblicistiche e tributarie; aprendosi anche agli scenari del diritto penale e dei diritti di proprietà intellettuale e della personalità). Il “diritto dell’arte” si propone di regolare, proteggere e facilitare l’esistenza dell’opera creata, e la creazione in sé, come anche la circolazione e il godimento dell’oggetto artistico. Gli interessi giuridici coinvolti sono complessi e differenziati, spesso in conflitto tra loro: così una penetrante visione della funzione educativa e sociale del prodotto artistico può talora scontrarsi con gli istituti privatistici che tutelano la proprietà, come elemento di patrimonio individuale. E questo significa che le problematiche potranno trovare talora soluzioni differenziate, a seconda che prevalga nello studioso o nel legislatore l’atteggiamento pubblicistico o quello privatistico. Sebbene l’arte, nel senso più ampio del termine, includa ogni elevata creazione umana (cinema, teatro, musica, letteratura e così via), il “diritto dell’arte”, come usualmente inteso, riguarda prevalentemente le opere delle arti figurative, plastiche, tattili, visive (scultura, pittura, grafica, disegno, fotografia, computer art, video art eccetera). Inoltre, il “diritto dell’arte” è strettamente legato e, in alcuni casi, si sovrappone al “diritto d’autore” e al “diritto dei beni culturali”, che fanno a pieno titolo parte di quell’economico che dà all’arte un valore non più solo spirituale.
Economia dell’arte. Mercato, diritto e trasformazione digitale
La trasformazione digitale impone di rivedere il contesto economico e giuridico delle opere d’arte e dei beni culturali. Facendo leva sul concetto di responsabilità culturale nei confronti della valorizzazione del patrimonio artistico, il volume analizza le dinamiche più tradizionali, insieme a quelle più innovative, del mercato dell’arte, definendo nuovi paradigmi giuridici per l’interpretazione di mutati contesti economici. Approfondisce, inoltre, le scelte compiute dagli operatori del settore culturale (collezionisti, imprese, artisti, case d’aste, gallerie, enti fieristici, istituzioni bancarie e finanziarie, musei e istituzioni pubbliche, consulenti), ponendole in relazione con la corrispondente analisi giuridica dei rapporti commerciali, dando origine a una sorta di «branca del diritto dell’arte». Il volume, infine, è corredato da numerosi casi che riguardano transazioni commerciali di beni artistici, utili alla comprensione della materia giuridica e delle situazioni più comuni che gli operatori del diritto, gli esperti valutatori e i curatori artistici si trovano a dover inquadrare giuridicamente, valutare economicamente e stimare criticamente. Prefazione di Francesco C. Billari.
Economia dell’arte globale. L’art market mondiale, la sua evoluzione e le sue prospettive
L’utile ed il dilettevole: è un miraggio quello di poterli incontrare contemporaneamente sulla propria strada? Nel caso non sia illusorio contarci, in quali contesti si può immaginare che questa propizia combinazione possa dare i propri sostanziosi ed al tempo stesso piacevoli frutti? A ben pensarci ci sono in effetti verosimilmente varie possibilità “ambientali” con questa connotazione, dove il denominatore comune è che però c’è sempre un prezzo da pagare per entrare (e per restare). Il mercato dell’arte globale è probabilmente uno di quelli. È tanto abbacinante e virtualmente vantaggioso in termini economici quanto al tempo stesso opaco e potenzialmente rischioso: un posto dove spesso non si riconosce se qualcosa costa perché vale e vale perché costa e in cui, pur in presenza di fin troppi dispositivi di controllo, non esiste una regolamentazione che perequi i vantaggi e gli svantaggi derivanti da posizioni più o meno privilegiate. In questo ambiente (al pari di altri simili, come Borse Valori) da sempre si cimentano le menti più brillanti del Globo, quelle in grado di elaborare iniziative che solo l’essere umano più ingegnoso (pronto a trasformarsi in pericoloso se l’etica diventa un optional) può concepire. L’autore, Docente di Wealth Management alla Saa-School of Management dell’Università di Torino nonché saggista e giornalista, profondo conoscitore da decenni dell’Art Market internazionale, cerca con questo saggio di dissezionare in modo tecnico quasi più confacente ad un “Coroner” che ad un Economista quel “Corpus-Circus” da sessanta miliardi annui di fatturato in cui lavorano tre milioni di persone in trecentomila imprese nel Mondo, composto di decine di organi, apparati e sistemi che coesistono e operano in modo spesso ordinato ma non raramente anche in forma, magari solo apparentemente, caotica, al fine di fornire al lettore alcuni “fondamentali” indispensabili per potervi effettuare, qualora lo desideri, investimenti il più possibile consapevoli.
L’economia dell’arte contemporanea. Mercati strategie e star system
Nell’ultimo decennio si è assistito a una vera e propria trasformazione del commercio delle opere d’arte. La struttura del mercato dell’arte contemporanea è cambiata, soprattutto in seguito alla concorrenza generata dalle oltre 154 fiere che si tengono ogni anno in tutto il mondo e all’importanza degli investitori e dei fondi di investimento nel ramo dell’arte. La giustificazione finanziaria della detenzione degli asset artistici deriva dalla scarsa correlazione dei loro rendimenti con quelli delle altre attività e, quindi, dalla loro capacità di diversificazione del portafoglio. Tuttavia, l’investimento in arte è un’operazione delicata e complessa: non basta saper riconoscere un’opera e stimarne il possibile valore economico, bisogna anche conoscere il mercato e comprendere i meccanismi economici su cui si regge. Il volume analizza il sistema dell’arte contemporanea attraverso l’analisi dei comportamenti dei suoi principali operatori, sia sul versante della domanda (visitatori, collezionisti, imprese private) che su quello dell’offerta (gli artisti, i galleristi, le case d’aste e le fiere). L’obiettivo che guida il lavoro, è quello di integrare, attraverso modelli teorici e analisi empirica, l’economia industriale a discipline come la storia dell’arte, il marketing e la finanza, per analizzare e comprendere il mercato dell’arte contemporanea da una prospettiva interdisciplinare.
Lo squalo da 12 milioni di dollari. La bizzarra e sorprendente economia dell’arte contemporanea
Rimaniamo tutti sorpresi quando telegiornali e quotidiani ci informano che un quadro o una scultura sono stati battuti all’asta per cifre iperboliche. Lo sbalordimento diventa incredulità quando l’opera venduta non è un capolavoro impressionista o una Madonna di Raffaello bensì un pezzo di arte contemporanea, magari realizzato da un artista vivente, in alcuni casi ancora giovanissimo. Milioni di dollari, euro, sterline investiti in un armadietto dei medicinali, un aspirapolvere sotto vetro o uno squalo in formaldeide. Perché accade questo? Quali sono i meccanismi di mercato che rendono possibili quelle che, a un occhio profano, appaiono delle assurde esagerazioni? E poi: ha davvero senso investire denaro nell’arte? Autorevole economista inglese con la passione per l’arte, Don Thompson prende spunto dalla formidabile storia di Damien Hirst e del suo famoso squalo per condurci alla scoperta dei meccanismi che muovono un vero e proprio sistema economico, fatto, come ogni altra attività imprenditoriale, di strategie di marketing e di creazione di brand. Racconta il modo di operare delle case d’aste (colossi come Christie’s e Sotheby’s), ma anche di galleristi e collezionisti, e ci svela la psicologia sottesa a questo particolare mercato, mostrando quanto esso sia connotato da smania di possesso, ricerca di status, potere del brand e da clamorosi conflitti di interesse, esattamente come molti altri sistemi economici. Non è così assurdo spendere dodici milioni di dollari per uno squalo sottovetro.