In questo articolo scopriremo quali sono i migliori libri, nelle edizioni più aggiornate, su Andy Warhol e la Pop Art, abbreviazione di “Popular Art”; un’arte “popolare”, intesa come arte “di massa”.
Per poter parlare e comprendere la Pop Art e il suo massimo esponente americano, Andy Warhol, è necessario un inquadramento storico-culturale di questa recente corrente artistica.
Dopo la seconda guerra mondiale nasce la nuova società del consumo. Tutti i Paesi occidentali nel dopoguerra sono in pieno boom economico: le masse influenzate dalla pubblicità, spinte all’acquisto di nuovi beni legati al benessere economico e al consumo come le auto, i televisori, le lavatrici, il cibo in scatola e le bibite gassate come la Coca-Cola. Questi nuovi oggetti diventano i simboli della società consumistica e in tal contesto le opere della Pop art non sono altro che prodotti commerciali, riflesso dell’angoscia esistenziale legata alla vacuità della nuova società dei consumi.
Gli artisti Pop trasformano in arte qualsiasi nuovo status symbol pubblicizzato dai mass media. Dai divi del cinema ai detersivi. Tutto diviene consumo.
Andy Warhol è da tutti considerato il maggiore esponente di questa corrente artistica. Andy è legato nell’immaginario collettivo alle serigrafie colorate dei personaggi famosi, replicate in serie, le più famose sono quelle realizzate sulla base di una fotografia di Marylin Monroe. Ma non solo: Elvis Presley, Elizabeth Taylor, Brigitte Bardot, Marlon Brando e tante altre icone dell’epoca (oltre agli oggetti simbolo della civiltà del consumo, come le bottiglie di Coca-Cola) sono state riprese e depersonalizzate dall’autore con l’ausilio della tecnica della stampa in serigrafia.
Nella nostra selezione dei migliori libri su Andy Warhol e la Pop Art troverete i migliori testi su questa corrente artistica e sui suoi esponenti principali, non solo quelli americani, come i due pittori inglesi Robert Rauschenberg (vincitore della Biennale di Venezia nel 1964) e Roy Lichtenstein (noto per le rielaborazioni di fumetti dove l’uomo rispecchia il mito americano del superuomo).
La Pop Art arriva anche in Italia, assimilata e reinterpretata da artisti come Mario Schifano, Mimmo Rotella, Lucio del Pezzo, Enrico Baj. Il tal contesto il nostro artista preferito è proprio quest’ultimo e in fondo alla nostra selezione troverete un libro a lui dedicato e una piccola selezione degli artisti italiani legati a questa corrente.
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I migliori libri su Andy Warhol
Andy Warhol. Inchiesta sul re della pop art
Oggi Andy Warhol è senza dubbio uno degli artisti più significativi e apprezzati di tutto l’universo dell’arte contemporanea. Ma nonostante i riconoscimenti del mercato, che non si fecero attendere, nonostante la fama che lo rese un’icona, un divo alla pari di quelli che ritraeva, nonostante un successo così dirompente da aver dato vita a un nuovo movimento artistico, la Pop Art, ecco, nonostante tutto ciò, la vita di Andy Warhol fu traumatica e tormentata. Una vita breve, dominata da ombre, traumi e non detti. La gloria che lo rese uno degli artisti più amati e riconosciuti al mondo poggiava, e lo fa tutt’ora, su uno sfondo di sofferenze infantili, di spaesamento, di solitudine e violenza. Insomma, aspetti tutt’altro che scintillanti e invidiabili. Andy Warhol è ancora oggi la personificazione del pop, del glamour e della New York scintillante degli anni ’70 e ’80. Forse è normale, il successo, nelle vite in cui decide di essere presente, tende a fagocitare tutto il resto. Ma per Andy il successo e la fama furono solo metà della storia, o persino meno e il resto è molto diverso dal Warhol pop che conosciamo. E se riusciamo a farci spazio tra le opere, tra il successo e le enormi quantità di denaro, nella vita di Andy Warhol troviamo anche molti dei temi più spinosi del nostro presente: c’è l’ideale del sogno americano, ci sono le armi, le gelosie aspirazionali, l’ossessione di apparire e persino le sofferenze delle migrazioni. I genitori di Warhol, infatti, emigrarono da Miková, un paesino sperduto e molto cattolico nel nord della Slovacchia in cui bisogna tornare, per capire davvero chi era il re della Pop Art. Da qui parte questo libro sull’Andy Warhol sconosciuto.
La filosofia di Andy Warhol da A a B e viceversa
Andy Warhol’s tv. Dall’arte alla televisione
Eccentrico, famoso, influente, geniale, forse l’ultima celebrity dell’arte contemporanea. Quando, negli anni Sessanta, firma le prime serie di “Campbell’s Soup”, Andy Warhol inizia l’ascesa all’art system. Da allora, mostre, cataloghi, volumi e riviste hanno raccontato molti momenti del suo universo di repliche. Eppure, diversi aspetti sono stati trascurati. Per comprendere il senso profondo di tale straordinaria avventura attraverso i media, questo libro suggerisce un sentiero inconsueto, legando l’arte alla televisione. È stato delineato un percorso segnato da due categorie critiche -registrazione e derealizzazione – che connotano la poetica dell’artista e il suo rapporto con il reale. Si tratta di dispositivi di cui si serve la tv per mettere in immagini il mondo e fare del mondo immagine. Il padre della Pop Art li assimila, prima da telespettatore, poi da produttore di “Andy Warhol’s TV”. Emerge così un Warhol inedito. Che considera la tv non come un semplice divertissement ma come un linguaggio dotato di profonde valenze estetiche. Autore di un’opera che, nel suo insieme, appare “televisiva”.
Andy Warhol: Polaroids 1958-1987
Andy Warhol was a relentless chronicler of life and its encounters. Carrying a Polaroid camera from the late 1950s until his death in 1987, he amassed a huge collection of instant pictures of friends, lovers, patrons, the famous, the obscure, the scenic, the fashionable, and himself.
Andy Warhol Prints: A Catalogue Raisonne 1962-1987: Prints A Catalogue Raisonné 1962–1987
Andy Warhol: The Complete Copmmissioned Posters, 1964-1987: The Complete Commissioned Posters, 1964 – 1987
Published for the first time in a single volume, this definitive collection of original posters produced by Andy Warhol reveals the artist’s remarkable contribution to the art of poster design. Throughout his career, Andy Warhol easily crossed the boundaries between fine art and graphic design; in fact, he made no distinction between art and advertising. Posters were a natural medium for this talented artist, and he was much in demand to promote some of the most renowned celebrities, causes, and brands of his time. This richly illustrated catalogue raisonné surveys every Warhol poster commissioned for a specific purpose and featuring original artwork. Arranged chronologically, they present a fascinating array of subjects, including cultural events, musicians, politics, and iconic brands. Each of the posters is exquisitely reproduced, including some with multiple variations, and accompanied by informative texts and comparative illustrations.
Andy Warhol: The Complete Commissioned Magazine Work, 1948-1987: Catalogue Raisonne
This gorgeously illustrated deluxe volume shows the full range of Warhol’s work for magazines—which will surprise even his most ardent fans—and includes cover art, editorial illustration, and ad work. Beginning with the cover of a 1948 issue of Carnegie Tech’s student magazine, Cano, and ending with a 1987 issue of Jet Society International, this stunning book explores, for the very first time, the full story of Warhol’s collaborations with some of the most influential publications of the 20th century, including Harper’s Bazaar, Vogue, Time, TV Guide, Vanity Fair, and Playboy. Generously illustrated with images of the magazine layouts, this landmark publication collects more than 400 issues, revealing the artist’s full range of styles while also charting his artistic development over the decades. From charming drawings of shoes, hats, flowers, and cats to iconic illustrations of cars and cosmetics…
Andy Warhol
In a work of great wisdom and insight, art critic and philosopher Arthur Danto delivers a compact, masterful tour of Andy Warhols personal, artistic, and philosophical transformations. Danto traces the evolution of the pop artist, including his early reception, relationships with artists such as Jasper Johns and Robert Rauschenberg, and the Factory phenomenon. He offers close readings of individual Warhol works, including their social context and philosophical dimensions, key differences with predecessors such as Marcel Duchamp, and parallels with successors like Jeff Koons. Danto brings to bear encyclopedic knowledge of Warhols time and shows us Warhol as an endlessly multidimensional figureartist, political activist, filmmaker, writer, philosopherwho retains permanent residence in our national imagination.
I migliori libri sulla Pop Art
Pop art
La Pop Art, che raggiunse il suo apice negli anni Sessanta, nacque come forma di ribellione contro gli approcci tradizionali all’arte e alla cultura per poi evolversi in una radicale messa in discussione della società moderna, della cultura del consumo, del ruolo dell’artista e delle opere. Gli artisti pop miravano principalmente a contestare i concetti di canone artistico e “originalità” incorporando nei loro lavori l’immaginario della cultura di massa. Attingendo a slogan pubblicitari, volti noti di Hollywood, linguaggio dei fumetti e imballaggi di prodotti di consumo, Robert Rauschenberg, Claes Oldenburg, Andy Warhol, Roy Lichtenstein e gli altri riproducevano consapevolmente immagini quotidiane e popolari. Allo stesso tempo, la Pop Art ridimensionò il ruolo dell’individuo e sfidò il concetto di originalità attraverso l’impiego di processi meccanizzati come la serigrafia. In questo libro, Tilman Osterwold esplora gli stili, le fonti e i protagonisti del fenomeno Pop Art. Dall’estetica fumettistica di Lichtenstein al viso di Marilyn moltiplicato da Warhol, scoprirete come un movimento volto a mettere in discussione le icone del suo tempo finì col produrne di proprie.
Pop art. Una storia a colori
Con tutta probabilità, la Pop Art è stato il movimento artistico piú rivoluzionario dal dopoguerra a oggi. Spostando l’attenzione dalla straordinarietà al quotidiano, la Pop Art ha demolito l’ideale di ogni forma di Modernismo, che trovava nell’interiorità tormentata la sua unica fonte d’ispirazione, rendendo cosí l’arte piú immediata, divertente, contemporanea e vicina alle masse: un’arte che ebbe come modelli lattine di Coca-Cola, star del cinema e fumetti. A partire dalle testimonianze dirette di alcuni grandi protagonisti, Alastair Sooke si sofferma non soltanto sulle celeberrime opere di Warhol, Lichtenstein e dei loro contemporanei, ma anche su quelle di autori che, se furono cruciali per il movimento, oggi sono per lo piú dimenticati: tra questi, Marisol Escobar, ai suoi tempi quasi più celebre di Warhol, e la ex wrestler professionista Rosalyn Drexler. Nella sorprendente prospettiva del critico inglese, la Pop Art non riguardò solo New York, ma anche Londra, la West Coast americana e l’Europa, e continua soprattutto a fecondare la produzione di alcuni dei piú importanti e discussi artisti di oggi.
Pop Art: pittura e soggettività nelle prime opere di Hamilton, Lichtenstein, Warhol, Richter e Ruscha
Hal Foster dedica questo studio ai primi anni della pop art e a cinque artisti che più di altri hanno forzato i limiti della pittura riuscendo a combinare la rivoluzione pop di un’immagine immediata con temi culturali e identitari, da quì il sottotitolo “pittura e soggettività”. In questo gioco tra arte bassa e alta, la pop art rimane in contatto con “la pittura della vita moderna” definita un secolo prima da Baudelaire come quell’arte che si sforza di distillare l’eterno dal quotidiano, dal transitorio. Si tratta tuttavia di una pittura “strategica”, pronta ad accoppiarsi con la fotografia o le arti grafiche, ad accostare privacy e forme pubblicitarie, l’iconico e l’evanescente, con un atteggiamento ambiguo nei confronti della grande arte e della cultura di massa. Tutto ciò consente agli artisti pop di non essere né critici né rigorosamente complici ma, infine, proprio tale ambiguità, permette alle proprie opere di non limitarsi a riprodurre le proprie fonti ma di reinventarle, di poter comunque coltivare una consapevolezza critica delle contraddizioni culturali in atto. Per i lettori interessati a collocare la pop art nell’ambito del postmoderno e delle teorie postrutturaliste sulla soggettività, il libro di Foster è destinato a diventare un importante lavoro di riferimento, resoconto magistrale di uno dei periodi più importanti dell’arte del XX secolo, ma anche un libro che getta nuova luce sul presente dell’arte.
Roy Lichtenstein. Ediz. illustrata
La pittura di Roy Lichtenstein è oggi quasi un brand riconoscibile ed il suo influsso è evidente in numerose forme di espressione artistica: dalla pittura, alla pubblicità, alla fotografia, al design, alla moda. Realizzato in occasione della grande mostra milanese e curato da Gianni Mercurio, il catalogo fa il punto sulle opere che ha realizzato appropriandosi delle immagini provenienti dalla storia dell’arte moderna. Il volume comprende oltre 100 opere, soprattutto dipinti di grandi dimensioni, disegni e sculture, fotografie, e filmati dedicati all’artista custodite da importanti collezioni pubbliche e private internazionali tra cui il Ludwig Museum di Colonia, il Ludwig Forum di Aachen, il Louisiana Museum di Copenaghen, il Whitney Museum e il Gugghenheim Museum di New York, il Moderner Kunst Museum di Vienna, the Broad Art Foundation di Los Angeles. Si tratta di un’ampia selezione di dipinti con i relativi disegni preparatori che Lichtenstein ha realizzato a partire dagli anni cinquanta agli anni novanta e ispirate al Cubismo, all’Espressionismo, al Futurismo, al Modernismo degli anni trenta, all’astrazione minimalista, all’Action Painting, e ai generi del paesaggio e della natura morta.
Robert Rauschenberg
«Leonardo da Vinci soleva sostare col suo sguardo contemplativo sulle muffe che l’umidità formava sui muri. Macchie capaci di rappresentazioni astratte e figurative, immagini casuali che diventavano con la fantasia segni di paesaggi arbitrari, antropomorfi e naturali. La muffa è una metafora che anche Rauschenberg riprende in questi dipinti per indicare il processo della sedimentazione creativa e della progressiva formalizzazione delle immagini».
Modern World: The Art of Richard Hamilton
Che cos’è l’arte?
Che cos’è l’arte? È questo l’eterno interrogativo sul quale il filosofo e critico Arthur C. Danto ritorna in un saggio che è insieme dissertazione filosofica e riflessione autobiografica. Prendendo le distanze da chi vorrebbe ridurre l’arte a ciò che è considerato tale in un contesto istituzionale o da chi addirittura la ritiene indefinibile, l’autore individua alcune caratteristiche che le restituiscono contorni netti: l’arte ha una sua permanenza ontologica nelle forme pur variabili in cui si manifesta. A determinare un’opera d’arte è la capacità di dare corpo a un’idea, di esprimerla per mezzo di un “fare artistico” che traduce il pensiero in materia nel modo più efficace, travalicando le contingenze. Ma ciò non basta. Essa deve incarnare qualcosa di impalpabile, che la accomuni a un sogno a occhi aperti e che conduca il fruitore a uno stato emotivo e sensoriale nuovo. Danto approda così a conclusioni lontane dal relativismo che per decenni gli è stato attribuito: per capire l’arte non ci vuole un concetto aperto, ma una mente aperta. Nel guidare il lettore tra i grandi nomi del pensiero filosofico e dell’arte di ogni epoca, l’autore traccia un ambizioso percorso che dalle teorie platonica e kantiana prosegue analizzando le innovazioni – prospettiva, chiaroscuro, fisiognomica e nascita della fotografia – che hanno segnato il progresso dell’arte occidentale, fino al suo apparente esaurimento.
Pop art italiana
Pop art italiana dalle collezioni della GAM-Torino. Io non amo la natura. Catalogo della mostra
Attraverso la selezione di cinquanta opere, provenienti dalla GAM di Torino, si è cercato di ricostruire l’ampio ventaglio delle proposte italiane, maturate proprio nei cruciali primi anni sessanta in cui esplose il fenomeno pop internazionale. In quel contesto fortemente dinamico e propositivo di una nuova visione della realtà, di una rinnovata missione da affidare all’arte, si affermò una svolta linguistica – allora satura di presente – che appare invece a noi oggi velata di struggente malinconia. Il volume illustra, per campionamenti, le differenti declinazioni di stile di artisti come, tra gli altri, Mario Schifano, Franco Angeli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Sergio Lombardo, Fabio Mauri, Mario Geroli, attivi sulla scena romana, accanto a personaggi della statura di Jannis Kounellis o Pino Pascali. Sul versante torinese, saranno da confrontare le proposte di Ugo Nespolo, Aldo Mondino, Piero Gilardi, Michelangelo Pistoletto, Antonio Carena, e così via. Sullo sfondo, esempi delle ricerche “pionieristiche” di Mimmo Rotella ed Enrico Baj. Attraverso il saggio introduttivo, e con l’ausilio delle biografie degli artisti, si è voluto rileggere il fenomeno della pop art; da un lato, ripercorrendo la cronaca di quegli anni, alla ricerca di incroci e corrispondenze dirette con l’arrivo e l’esplosione del fenomeno pop americano, in particolare sul suolo italiano; dall’altro, rimettendo a fuoco la provenienza culturale e linguistica degli artisti italiani, evidenziandone contiguità e differenze rispetto agli episodi internazionali. Interventi di Dario Franceschini, Giandomenico Genta e Maurizio Cibrario.
Enrico Baj. L’invasione degli ultracorpi. Ediz. italiana e francese: L invasione degli ultracorpi
Il tema dell’ultracorpo ha popolato l’arte di Enrico Baj (Milano, 1924 2003), per oltre trent’anni, a partire dal 1951. Il volume, nel ripercorrere le linee della ricca produzione del maestro milanese, ricostruisce le trasformazioni e i cambiamenti di questa particolare “invenzione figurale”. L’ultracorpo è una creatura antropoide che ha preso anima e corpo nella riflessione di Baj, non solo come motivo iconografico di amara ironia e humour noir, ma anche come metafora di timori profondi, da una parte legati al rischio contingente di una guerra nucleare, dall’altra segnati da uno spettro più recondito e universale. A illustrare il tema dell’ultracorpo, sono una serie di dipinti e collage, alcuni esemplari dalle serie dei “mobili” e degli “specchi”, dei “meccani”, dei “generali” e delle “modificazioni”, oltre a trenta piccoli personaggi “in meccano” che costituiscono il Teatro di Ubu (1985) e l’installazione monumentale dell’Apocalisse (1978-83). Il volume, grazie a una ricca antologia di testi, documenta anche l’attività di Baj quale teorico, giornalista e scrittore, che ha saputo intrattenere un fecondo dialogo con i maggiori intellettuali e artisti del Novecento, da André Breton ad Arturo Schwarz, da Italo Calvino e Dino Buzzati, a Umberto Eco e Jean Baudrillard, da Octavio Paz a Edoardo Sanguineti, per fare qualche nome.
In molti non riescono proprio a comprendere la Pop Art, catalogandola come una “degenerazione” dell’arte contemporanea.
In realtà quest’ultima rappresenta una feroce critica della contemporaneità, dove tutto è diventato merce, compresa l’arte. Oltre ad una testimonianza del cambiamento del costume e dei valori legati alla cultura del consumismo.
Suggeriamo ai nostri lettori la lettura di due testi del critico e filosofo Arthur C. Danto: un libro su Andy Warhol e il saggio “Che cos’è l’arte” entrambi presenti in questo articolo e che sviscerano molto bene il background storico, culturale e filosofico alla base dello sviluppo della Pop Art e di quello che è oggi considerato il suo massimo esponente.