I migliori libri su Leonard Cohen.
Leonard Cohen è uno dei più grandi poeti che hanno fatto anche musica e letteratura. Perché è proprio la vena poetica e sofisticata a segnare la musica e il resto della produzione artistica del Cohen. Il cantautore canadese è nato a Montréal nel 1934 e si è laureato in letteratura inglese nel 1955.
In questa nostra selezione dei migliori libri su Leonard Cohen approfondiremo vita, opere e tanto altro ancora sul celeberrimo artista canadese. Poesia, canzoni, libri, Cohen ha utilizzato i mezzi per lui più adatti per diffondere quelle che sono le sue idee sulla vita e sulla società. La giustizia sociale, l’aborto, la difesa degli ultimi e il monito contro la guerra sono temi fondamentali nell’opera del cantautore. Animo sensibile e tormentato, Leonard ha sofferto di depressione quasi in tutto l’arco della sua vita.
Moltissimi i riconoscimenti artistici ricevuti, è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame, ha ricevuto la più importante onorificenza concessa dal Canada, ovvero il titolo di Compagno dell’Ordine del Canada, nel 2011 gli è stato assegnato anche il Premio Principe delle Asturie per la letteratura. Colonna portante della poesia contemporanea, della musica e della letteratura, l’opera di Cohen andrebbe diffusa soprattutto tra i giovanissimi. Sempre più lontani dalla poesia, sempre più vicini ai rapporti interpersonali freddi e apatici, grazie alle nuove tecnologie, i ragazzi potrebbero trovare in Leonard quel ponte tra poesia e musica ideale per avvicinarli a questa arte così importante per la maturazione personale dell’uomo.
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Leonard Cohen: Hallelujah. Testi commentati
Nel corso dei suoi ottantadue anni di vita, Leonard Cohen ha sperimentato molto. Si è distinto come giovane scrittore nella francofona Montréal e ha ceduto anche alla poesia, ma è con la musica che ha guadagnato la fama. Le sue canzoni esplorano vette e miserie dell’animo umano con lucida sincerità, ma nei loro versi si nasconde spesso più di un’interpretazione, il che rende necessario individuare diverse chiavi di lettura che rivelino una scrittura talvolta simbolica, altre volte onirica: la Bibbia, il suo essere ebreo, il sesso. Come il suo canzoniere, anche la sua biografia si snoda fra ostinate ricerche spirituali e un’assoluta necessità di amore. Mistica e passione trovano in Cohen un’impensabile compenetrazione, una sintesi suprema che non rischia mai l’incoerenza. Entrare nello spirito del testo diventa essenziale per impadronirsi di tutte le sfumature che esprime, per scoprire ansie di vita talmente profonde da diventare universali. È ciò che si propone di fare questo libro, un omaggio sentito e doveroso alla lunga carriera di uno dei più influenti songwriters dell’ultimo secolo.
La fiamma. Poesie e pagine scelte dai quaderni
“Un’anima in fiamme”. Questo era ed è Leonard Cohen: un uomo che ha sempre avuto la necessità di scrivere. Poco tempo prima di morire il cantautore canadese ha iniziato a raccogliere, selezionare e organizzare i suoi scritti degli ultimi anni: illustrazioni, testi di canzoni, brani di prosa e poesie appuntati su quaderni o brandelli di carta. Questa memoria scritta ci viene restituita in La fiamma, un intimo autoritratto in frammenti di un artista unico, che con il suo sguardo sul mondo e la sua capacità di creare immagini potenti e cogliere le atmosfere più lievi riesce a condurci al cuore dell’essere umani.
Il modo di dire addio. Conversazioni sulla musica, l’amore, la vita
Romanzi: Il gioco preferito-Beautiful losers
“Il gioco preferito”, pubblicato originariamente nel 1963, è un esuberante romanzo di formazione – paragonato dalla critica al Ritratto dell’artista da giovane di Joyce – che narra la giovinezza di Lawrence Breavman, figlio unico di una ricca famiglia ebrea di Montreal e alter ego dell’autore, dalla reazione alla morte del padre al controverso rapporto con la religione e la cultura ebraica; dalle scorribande notturne con l’amico Krantz alle ambizioni letterarie, le avventure sessuali e infine la scoperta dell’amore. “Beautiful losers”, scritto in Grecia nell’estate del 1965, quando Cohen attraversava il tormentato periodo di crisi spirituale che si sarebbe concluso di lì a poco con l’inizio della sua trionfale carriera di cantautore, ruota attorno a tre personaggi – il narratore, la moglie defunta e un amico – coinvolti in un triangolo amoroso e ossessionati dalla figura di una santa pellerossa vissuta nel Canada del Seicento. Più che seguire una trama lineare, si sviluppa come un flusso di coscienza o una serie di illuminazioni, attingendo ai temi che saranno cari al Cohen musicista – la religione, il misticismo, l’eros, la critica alla società contemporanea – e traducendoli in una prosa visionaria e psichedelica che riscosse l’ammirazione, tra gli altri, di Lou Reed.
Leonard Cohen. Manuale per vivere nella sconfitta
“Ricordo la prima volta che ho visto Cohen, a un reading di poesia a Vancouver nel 1966. Entrò a grandi passi in un’enorme aula universitaria stipata di ascoltatori entusiasti, e con nostra grande sorpresa aveva una chitarra sotto il braccio. Eravamo perplessi. La maggior parte di noi attendeva il poeta romantico di The Spice-Box of Earth; alcuni altri (incluso me) avevano sperato segretamente di sentire il sorprendente romanziere autore dell’appena pubblicato “Beautiful Losers”. Nessuno era preparato per una chitarra strimpellata e una canzone ammaliante su una donna chiamata Suzanne. Così fummo tutti sbalorditi. Un terzo di secolo più tardi, io lo sono ancora” (Stephen Scobie). Senza dubbio l’opera di Leonard Cohen appartiene nella sua totalità al mondo delle lettere, eppure nessuna monografia l’ha finora presa in considerazione senza separare il poeta e il romanziere dal cantautore.
Una vita di Leonard Cohen
I famosi impermeabili blu. Leonard Cohen. Storie interviste e testimonianze
“Un nomade dell’anima, che nella meditazione trova una strada laica, o meglio umana. Perché, tra metafore colte e citazioni sacre, Cohen canta le piccole cose dell’uomo. Quindi nulla di più terreno ma al contempo di più inafferrabile ed eterno. Ci siamo tutti trovati, metafore a parte, a rifletterci a specchio in domande troppo grandi per comprendere ed elaborare i nostri dolori e le nostre gioie. Magari stretti in un usato impermeabile blu, all’angolo di un’altrettanto usata città. A guardare l’inverno che passa, a raccogliere i frammenti di un’amicizia finita, di una solitudine quieta, di un amore infedele che, ormai, è quello che è.” Dalla prefazione di Enrico de Angelis Proemio di Vinicio Capossela Il libro è supportato dal Club Tenco.
Il tormento della bellezza. Poesie e canzoni. Testo inglese a fronte
“Singolare destino quello di Leonard Cohen: nato a Montreal, nel Quebec francofono, ma vissuto soprattutto a New York, a Londra e nell’isola greca di Idra; poeta e scrittore di talento, in lingua inglese, e in seguito, dopo due romanzi e quattro raccolte di versi, cantante acclamato da più generazioni; schivo e solitario, perennemente inquieto e insoddisfatto, ma non per questo disdegnoso del confronto coi media. Un personaggio enigmatico e poliedrico, dunque, e non poco contraddittorio. Leonard Cohen, classe 1934, ebreo canadese, eterno girovago, ha comunque saputo proporre, in tanti anni di attività (il suo primo libro è del 1956), una disamina lucida e rigorosa dei moderni scandagli intellettuali dell’io. Un io rabbioso e dolente, annegato nella precarietà del quotidiano ma costantemente assetato di certezze intangibili; un io stanco e deluso, ma sempre alla ricerca di quei miti sopravvissuti alla catastrofe dello scetticismo – dove il sacro si affaccia nei sensi e nell’estatsi del bello.” (Dall’introduzione di Dioniso Bauducco)
Il Vangelo secondo Leonard Cohen. Il lungo esilio di un canadese errante
Romanziere, compositore, interprete nonché autentico poeta, per quasi cinquant’anni Leonard Cohen ha tradotto in parole, e spesso in musica, il suo rapporto con la spiritualità. Mistico in un tempo in cui i cieli sembrano drammaticamente chiusi, Cohen affronta a viso aperto gli interrogativi su Dio, la complessità dei rapporti interpersonali, la solitudine, la sessualità. Attraverso l’analisi di canzoni che hanno fatto la storia della musica contemporanea – da “Suzanne” a “Hallelujah” – e di intrecci con autori quali Bob Dylan e Fabrizio De André, il libro di Brunetto Salvarani e Odoardo Semellini propone un ritratto appassionato e originale di Leonard Cohen, un cantautore-poeta che osò dichiarare: «È così divertente credere in Dio!». Salvarani e Semellini ne esaminano i testi alla luce di una delle fonti di ispirazione primaria di Cohen, la Bibbia, presentandone, per la prima volta in Italia, i rapporti con l’ebraismo, nel quale l’artista nacque, con le stesse Scritture, con il buddhismo zen, e con la religione in genere. Prefazione di Stefano Cisco Bellotti, postfazione di Pasquale Troìa e un contributo di Gianfranco Ravasi.
Leonard Cohen. Come un uccellino su fili di parole
“La Torà e il Talmud, il Buddismo Zen e l’Induismo Advaita Vedanta, i mistici persiani Far?d ad-d?n ‘Att?r e R?m?, Primo Levi, Alexander Trocchi, Constantino Kavafis, Dylan Thomas sono solo alcuni dei testi, dei mondi e degli autori che sottendono l’esplorazione artistica di Leonard Cohen, mentre sono stati Federico Garcia Lorca e Irving Layton a dare forma compiuta al bosco sacro di un autore che è rimasto per tutta la vita un “canadese in libero esilio”. F. R. Smith, A. M. Klein, Louis Dudek sono i maestri di Montreal che portano il giovane Cohen a diventare, con Margaret Atwood, Dennis Lee e molti altri ancora, una delle voci più importanti del Rinascimento Canadese. Una stagione letteraria che ha fatto emergere altre voci, come quelle di Alootook Ipellie e Louise Bernice Halfe, messe a tacere dalla storia coloniale di una nazione sottratta alle popolazioni indigene.”
Leonard Cohen ha spesso raccontato i suoi amori nelle sue splendide e melanconiche canzoni. Una delle sue più note storie d’amore è quella che lo ha legato alla norvegese Marianne Ihlen. A lei è ispirata la canzone “So Long, Marianne”, presente nell’album d’esordio del cantautore canadese “Songs of Leonard Cohen”. A questa relazione è dedicato anche “Marianne & Leonard – Parole d’amore”, un documentario di Nick Broomfield, presentato al Sundance Film Festival, che racconta la nascita dell’amore tra i due sull’idilliaca isola di Hydra.