In questo articolo scopriremo quali sono i migliori libri sul parto, ovvero, in medicina e ginecologia, l’espulsione spontanea o l’estrazione strumentale del feto e degli annessi fetali dall’utero materno.
Il parto umano è un piccolo miracolo della Natura e consiste nell’espulsione o estrazione del feto dagli organi genitali della mamma. Avviene al termine della gravidanza, quando lo sviluppo prenatale può considerarsi concluso. Il parto spontaneo prende il nome di parto “eutocico” o “fisiologico” ed è caratterizzato dalla fuoriuscita naturale e senza interventi esterni del feto attraverso le vie genitali della madre, in tutti gli altri casi, cioè quando la donna per partorire necessita di un intervento medico di tipo strumentale o manuale, ad esempio tramite una incisione chirurgica e il taglio cesareo, viene chiamato parto distocico” o “non fisiologico”.
In questa nostra selezione dei migliori libri sul parto abbiamo inserito i testi di più recente pubblicazione sull’argomento che affrontano temi cari alla disciplina come il parto pretermine e il parto cesareo.
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Oxorn-Foote il parto
Questo testo non è un trattato di ostetricia basato sulla medicina dell’evidenza da applicare esclusivamente in un centro di terzo livello, piuttosto è un manuale di utili informazioni per gli ostetrici che necessitano di consigli su come affrontare la pratica quotidiana. Nuovi capitoli, come quelli sull’obesità in gravidanza, sulle più moderne tecniche per la gestione dell’emorragia del post-partum e una estesa trattazione delle gravidanze multiple riflettono l’innovazione del lavoro del Dott. Oxorn.
Fisiologia della nascita. Dai prodromi al post-partum
Parto pretermine
Il periodo espulsivo e… dintorni
Induzione del travaglio di parto
E si salvò anche la madre. L’evento che rivoluzionò il parto cesareo
Fino al tardo Ottocento, quando insorgevano complicazioni nelle fasi finali di una gravidanza e si rendeva necessario un intervento di parto cesareo, era chiaro a tutti che la madre era spacciata. Non c’era scampo: si incideva il ventre, si estraeva il bambino e si lasciava la donna al suo destino. «Il taglio cesareo provocava un terrore che proveniva da lontano, dalle profondità del passato», ci racconta Paolo Mazzarello, «perché era associato all’idea di morte della partoriente, sedimentata in secoli di drammi terribili». Nel 1876 accadde però qualcosa di nuovo, qualcosa che vale la pena conoscere, poiché rivoluzionò la vita della nostra società ben più di molte famose scoperte dell’epoca, continuamente celebrate. Accadde, cioè, che una giovane donna di nome Giulia Cavallini, affetta da rachitismo e giunta al termine della gravidanza, si affidò alle cure del professor Edoardo Porro, primario ostetrico dell’Ospedale San Matteo di Pavia. Col canale del parto della giovane donna quasi completamente ostruito per via della deformazione delle ossa, Porro – uomo risoluto, vecchio garibaldino e medico particolarmente attento al destino delle sue pazienti – capì che doveva elaborare una tecnica nuova, un’invenzione in grado di salvare, oltre al bambino, anche la madre. Ci riuscì, e rapidamente la «tecnica di Porro» entrò nel repertorio chirurgico europeo. Grazie a Edoardo e a Giulia – ognuno coraggioso a modo suo – si aprì la strada a un’epoca, la nostra, nella quale un parto cesareo non è più una condanna a morte sicura, bensì un intervento relativamente semplice, grazie al quale le donne non devono più temere un atroce, ineluttabile destino.