In questo articolo scopriremo quali sono i migliori libri contro il sessismo e gli stereotipi di genere, due piaghe che ancora affliggono la nostra società.
Il sessismo è una forma di discriminazione sessuale che affonda le proprie radici nella tendenza culturale di cui è ancora intrisa la nostra società a discriminare un sesso rispetto all’altro (in genere in favore di una presunta superiorità maschile) e a valutare le capacità intrinseche delle persone in ogni ambito della vita, da quello familiare a quello lavorativo, sulla base del genere e dei ruoli sessuali.
La parola sessismo nasce intorno agli anni ’60 grazie al movimento femminista americano che adottò questo termine per indicare l’atteggiamento discriminatorio di chi a qualsiasi ragione riteneva inferiore il sesso femminile rispetto a quello maschile.
Oggi il sessismo, nato come opposizione al maschilismo e al patriarcato, ha abbracciato valenze più ampie andando ad identificare non solo l’atteggiamento di chi, uomo o donna che sia, discrimina il prossimo in base al sesso di appartenenza, all’identità di genere ma l’atteggiamento di chi discrimina chi non rientra in questa dicotomia e non aderisce al ruolo basato sul sesso di nascita (transessuali, omosessuali, gender fluid, ecc.).
Il sessismo è legato alla credenza secondo la quale esisterebbero specifiche caratteristiche di genere legate a luoghi comuni che oggi sappiamo non corrispondono alla realtà: gli stereotipi di genere.
Si tratta di generalizzazioni che ingabbiando l’individualità delle persone e ne limitano la libertà di azione ed espressione, arrivando a anche a fornire giustificazione a violenze psicologiche e maltrattamenti.
La nostra cultura di rappresentazione del maschile e del femminile è intrisa di stereotipi di genere sui ruoli legati al sesso, come il ritenere gli uomini meno adatti a occuparsi delle faccende domestiche delle donne.
Riguardo la violenza di coppia in molti ritengono giustificabile la violenza contro le donne che flirtato con un altro uomo o giustificano la violenza sessuale, “per come si è vestita sicuramente voleva” e altre stupidaggini simili.
Comportamenti sessisti legati agli stereotipi di genere sono ogni giorno sotto i nostri occhi: dall’oggettivazione del corpo della donna nelle pubblicità alla mancanza di pari retribuzione delle donne a parità di competenze, alla mancanza di termini per indicare nel linguaggio comune le professioni dirigenziali ricoperte da donne.
In questa nostra selezione dei migliori libri contro il sessismo e gli stereotipi di genere troverete un’ampia rassegna di testi dedicati a questo argomento: solo un cambiamento culturale può spezzare pregiudizi e credenze errate.
Cliccando sulle copertine si accede alle schede complete dei libri su Amazon, con tutti i dettagli e le recensioni dei lettori. Le edizioni qui riportate sono quelle più aggiornate.
I migliori libri contro il sessismo
Sessismo
Parole tossiche. Cronache di ordinario sessismo
In ogni ambito della vita sociale, pubblica o privata, ci esprimiamo comunemente con le parole di una cultura razzista, omofoba e sessista che amplifica la pancia del paese e che nessuna political correctness riesce a debellare. È solo lo specchio della volgarità diffusa o esiste un rapporto circolare per cui parole, pensiero e azione si rafforzano a vicenda?
Sessismo democratico
Oggi nessuna agenzia sociale o istituzionale, così come nessuna forma di organizzazione dei saperi e della comunicazione di massa considera secondarie le donne. Sulle donne si organizzano master, corsi di formazione, campagne pubblicitarie e campagne antidiscriminazione. Delle donne si occupano il diritto, l’economia, la criminologia, la politologia, la comunicazione, il marketing etc. Eppure all’interno di queste pratiche e di questi discorsi la donna appare sempre come una “vittima”, docile e subalterna, o al contrario come un’erinni dei giorni nostri “maschilizzata”, aggressiva, violenta, spregiudicata. L’inclusione delle donne nella vita pubblica, insomma, è l’ultima frontiera del politically corred, ma sicuramente si organizza a partire da forme di produzione dello stigma che trasformano la differenza stessa in mero “differenzialismo”, ovvero in un potere in cui le stesse donne vengono “oggettivate” e, contemporaneamente, “desoggettivate”. Non si tratta, evidentemente, di sostituire il potenziale della differenza con la logica del ritorno all’eguaglianza, né tantomeno con la logica dell’emancipazionismo. Ciò che scompare da questo tipo di narrazioni, semmai, è proprio la complessità, nonché l’eccedenza, ovvero quel bisogno di non sganciare il corpo femminile dalla sua forma di vita, dalla singolarità della sua esperienza, che certo non può ridursi a mero “oggetto” del discorso pubblico o ad un “corpo sociale” identificabile attraverso le ripartizioni identitarie.
Il sessismo nella lingua italiana. Trent’anni dopo Alma Sabatini
La lingua non è né neutra né neutrale, soprattutto dal punto di vista del genere. Può creare, accentuare o conservare discriminazioni che finora hanno colpito soprattutto le donne. Quel che è peggio, tutto questo è avvenuto nella sostanziale indifferenza di tanti e tante, che hanno continuato a parlare o a scrivere in un certo modo: l’hanno fatto per abitudine, per scarsa consapevolezza o seguendo la convinzione che i problemi da affrontare fossero ben altri. Occorre imparare a maneggiare con cura le parole, perché certe situazioni possano davvero cambiare. È importante farlo nella vita quotidiana come sui mezzi d’informazione, nel mondo della formazione come nelle attività delle istituzioni.
Il maschilismo orecchiabile. Mezzo secolo di sessismo nella musica leggera italiana
Non sono sessista, ma… Il sessismo nel linguaggio contemporaneo
I migliori libri sugli stereotipi di genere
Stereotipi. Donne nei media
“Informazione o deformazione? Gli stereotipi come vecchi, ma radicati schemi interpretativi, come sbrigative scorciatoie del linguaggio quotidiano non risparmiano il lessico e le cronache giornalistiche. Sulle donne in particolare è un fiorire di luoghi comuni e doppi sensi, nei testi e nelle immagini. Stereotipo è anche termine tecnico ben noto ai colleghi meno giovani, che in tipografia “scendevano a chiudere le pagine” ossia le matrici composte a caldo e poi replicate in lastre o cliché.