In questo articolo scopriremo quali sono i migliori libri sulla neurodiversità per promuovere una maggiore informazione sul mondo delle persone neurologicamente diverse (come quelle appartenenti allo spettro autistico).
La parola neurodiversità indica la biodiversità neurologica presente in una piccola parte della popolazione che presenta uno sviluppo neurologico differente da quello “tipico” cioè quello che statisticamente parlando è considerato nella norma.
La neurodivergenza spiega, nel suo senso più ampio, lo sviluppo neurologico atipico come una normale variazione naturale del cervello umano, il paradigma della neurodiversità di fatti indica questa condizione come una diversità biologica e non come una patologia da curare, queste persone non sono malate, sono differenti. La neurodiversità è una specificità umana che comporta una sostanziale differenza nei modi di socializzare, comunicare e percepire, con annessi vantaggi e svantaggi correlati.
Sono neurodivergenti, ad esempio, gli autistici e gli Asperger in particolare, che spesso risultano superiori rispetto alla norma in capacità relative all’intelligenza musicale e nelle capacità visuo-spaziali, nonché più abili nel campo dell’informatica.
In questo articolo abbiamo inserito quei pochi testi sulla neurodiversità oggi reperibili nella speranza che quest’argomento trovi sempre più larga diffusione.
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Neurodiversità
L’autismo, la sindrome da deficit d’attenzione e iperattività infantile (ADHD) e la famiglia dei disturbi dell’apprendimento (dislessia, discalculia, disgrafia, ecc.) sono condizioni accomunate dal riguardare non tanto la classica categoria del ritardo mentale o del deficit intellettivo, bensì le “incapacità” connesse ad aspetti strettamente sociali come la socialità, le abilità implicate nel comunicare e nel capire gli altri e diversi aspetti “ovvi” dei processi di apprendimento. Ciò rende queste condizioni sia di grande interesse per chi studia le basi della socialità umana, sia un formidabile terreno di incontro, o di scontro, tra le prospettive “biologiste”, incarnate dalla medicina e soprattutto dalle neuroscienze, e quelle “umaniste”, sostenute dal pensiero critico. Quale significato va assegnato a tali condizioni? Sono “disturbi” da curare o “diversità” da rispettare negli ambienti sociali (la scuola, lo spazio pubblico, il lavoro, ecc.)? Hanno basi biologiche oppure sono un’ennesima forma di medicalizzazione del comportamento umano? Neurodiversità è il recente neologismo impiegato per descrivere tali condizioni allo scopo di evidenziarne la natura di “variazioni” rispetto alla normalità, rigettando così l’idea che si tratti semplicemente di malattie. In questo senso autismo, ADHD e dislessia costituiscono un ambito privilegiato per indagare l’operato di due categorie costitutive del nostro vivere sociale: la normalità e la devianza.
Ingestibile o atipico? Come valorizzare la neurodiversità
NeuroTribù. I talenti dell’autismo e il futuro della neurodiversità
Che cos’è l’autismo? Un devastante disturbo dello sviluppo, una disabilità che dura tutta la vita o una forma di divergenza cognitiva presente in natura e vicina al genio? In realtà è tutto questo e altro ancora: l’autismo è un altro modo di essere umani e il futuro della nostra società dipende dalla percezione che ne abbiamo.