
L’ortopedia è una disciplina di antichissime origini: esistono reperti e testimonianze di primi dispositivi ortopedici risalenti alla medicina ippocratica del IV secolo a.C. Eppure questo ramo della medicina acquisirà dignità di disciplina scientifica autonoma solo in tempi relativamente recenti, a partire dal 1741.
La parola ortopedia è di fatti un neologismo coniato dal medico francese Nicolas Andry, professore di medicina a Lione, studiando come correggere le deformità del fisico nei bambini. Il neologismo nasce dalla composizione delle parole ὀρϑός e παῖςi tratte dal greco antico, in italiano diritto e bambino perché fine della disciplina consisteva nella correzione delle deformità nel fisico dei bambini. A tale neologismo è collegata l’immagine poetica, creata da Antoine Humblot, di un albero torto sostenuto ad un tutore tramite delle corde, simbolo e araldo dell’ortopedia nel mondo.
L’ortopedia si insegna abbinata, in ambito accademico, alla traumatologia, lo studio gli effetti lesivi riportati dal paziente in seguito ad eventi traumatici molto gravi.
L’ortopedia contemporanea si è evoluta velocemente nell’arco dell’ultimo decennio sulla scia di quella che è la rivoluzione tecnologica moderna. Risultati clinici promettenti guidano la ricerca nell’elaborazione di terapie basate sull’uso di cellule staminali per la rigenerazione dei tessuti ossei e cartilaginei. L’uso di dispositivi tech di monitoraggio, l’impiego di sempre più sofisticati impianti nano per la riabilitazione ortopedica e l’utilizzo delle stampanti 3d per la creazione di protesi personalizzate migliorano la qualità di vita dei pazienti ottimizzando le cure. Anche grazie ai sistemi robotici di assistenza alla chirurgia di ultima generazione che garantiscono interventi minimamente invasivi.
Sono ormai lontani gli anni Ottanta che hanno segnato una svolta in ambito ortopedico con l’invenzione dell’artroscopia, la chirurgia ortopedica contemporanea si è, infatti, evoluta ulteriormente grazie all’uso dei robot. La protesica contemporanea del ginocchio e delle altre articolazioni, come il polso e il gomito, utilizza nuovi materiali nanotecnologici e tecniche robotizzate micro chirurgiche per il posizionamento delle protesi con minor invasività, risparmio tissutale e perdita ematica minima. La protesizzazione tramite robot viene calcolata, grazie all’elaborazione dei dati con tecniche di IA, direttamente sull’anatomia del paziente.
L’intervento di protesizzazione attraverso la chirurgia ortopedica robotica si articola in due fasi, navigazione e intervento. Durante la fase della navigazione il chirurgo posiziona sensori sulla parte anatomica da operare che consentono uno studio biomeccanico e morfologico raffinato della parte offesa. Le immagini raccolte vengono poi elaborate su computer affinché l’ortopedico possa controllare il perfetto posizionamento virtuale della protesi. Nella fase dell’intervento vero e proprio i bracci meccanici del robot aiutano il chirurgo nella guida dei tagli e nel processo di preparazione dei tessuti ossei dove verrà collocata la protesi, rispettando lo studio propedeutico effettuato nella fase della navigazione e collocandola esattamente dove indicato virtualmente sul computer.
L’analisi di immagini radiologiche mediante IA permette infatti di individuare lesioni dell’apparato muscolo-scheletrico con maggiore accuratezza, permettendo un planning chirurgico personalizzato.
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