In questo articolo scopriremo quali sono i migliori libri di radiobiologia e radioprotezione, due rami fondamentali della biologia e della medicina che studiano l’impatto delle radiazioni ionizzanti e cercano di ridurre il rischio di danni per l’essere umano.
Mentre la radiobiologia studia gli effetti delle radiazioni ionizzanti e non ionizzanti sugli esseri viventi o su “substrati biologici” la radioprotezione progetta interventi mirati a ridurre il rischio di danni biologici sugli stessi. La radiobiologia ha enormi risvolti in discipline affini come la biologia molecolare, la radioterapia, l’imaging biomedico.
La radioprotezione nasce alla fine del 1800 con la scoperta dei raggi X e da allora fino ad oggi indaga sugli effetti dannosi delle radiazioni sul corpo umano, progettando interventi e tecnologie sempre più evolute per limitarne al massimo gli effetti collaterali negativi. Oggi grazie agli avanzamenti della conoscenza sulla natura delle radiazioni ionizzanti e l’applicazione della dosimetria la protezione dalle radiazioni ionizzanti è molto efficiente.
In questa nostra selezione dei migliori libri di radiobiologia e radioprotezione abbiamo inserito i testi di più recente pubblicazione sull’argomento e alcuni manuali di approfondimento.
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Elementi di radiobiologia e radioprotezione
La radiobiologia è una disciplina relativamente giovane e costituzionalmente ibrida. Essa si pone al crocevia delle attività mediche che impiegano le radiazioni ionizzanti (radiologia, radioterapia, medicina nucleare), traendo tuttavia la sua ragion d’essere dalla continua interazione con le scienze di base (biochimica, biologia molecolare e delle cellule) e dallo stretto rapporto con la fisica e la chimica delle radiazioni. Questo carattere intrinsecamente multidisciplinare la rende affascinante dal punto di vista epistemologico; tuttavia, l’aspetto che rende opportuno un periodico aggiornamento degli strumenti didattici è dato soprattutto dalle sue importanti implicazioni professionali in ambito medico. Scriveva Carissimo Biagini nella prefazione al suo volume “Radiobiologia e Radioprotezione”, edito da Piccin molti anni fa: “Non è possibile nascondere un sommesso entusiasmo per i progressi compiuti da questa scienza, la Radiobiologia, che costituisce il fondamento culturale delle materie dell’Area radiologica. I medici specialisti, cultori di questa area, sono i soli a godere del privilegio di avere i fondamenti biologici della loro attività come settore autonomo. I cultori della radiodiagnostica spesso ne sono ignari fruitori, più consapevoli i medici nucleari, pieni utilizzatori i radioterapisti; i radiobiologi, una schiera ridotta che si batte alle Termopili dell’indifferenza generale, ne sono attivi promotori. Laureati in fisica, medici del lavoro e medici legali che si occupano di radioprotezione, ne hanno assoluta necessità”. Da allora, molto è cambiato. Gli enormi progressi della biologia e della genetica hanno rivoluzionato il nostro modo di intendere le interazioni delle radiazioni ionizzanti con la materia biologica; lo sviluppo dell’imaging e delle tecniche di trattamento radioterapico (diffusione della PET, della RM, delle macchine “ibride” in radiodiagnostica e medicina nucleare; introduzione di tecniche ad intensità modulata, volumetriche, stereotassiche, a guida di immagine in radioterapia) hanno ampliato gli interessi degli specialisti per le basi biologiche di queste nuove tecniche e per le loro conseguenze cliniche e in radioprotezione. Infine, l’oncologo radioterapista è oggi sempre più un oncologo clinico e il capitolo delle interazioni delle radiazioni ionizzanti con i farmaci chemioterapici, target e a valenza immunologica è diventato una parte insostituibile del suo patrimonio culturale. L’orgogliosa rivendicazione della Radiobiologia come disciplina medica, tuttora pienamente legittima, si stempera quindi nella cogente necessità di “ponti” culturali con le altre discipline prima richiamate, che rende ancora attuale la figura del radiobiologo, che modernamente va inteso come colui che è capace di stabilire collegamenti vitali fra queste discipline, con lo sguardo rivolto alle loro conseguenze cliniche. L’immagine che mi viene in mente, quindi, non è più quella delle Termopili, ma piuttosto quella di una rete, di una intelligenza collettiva come quella immaginata da Sigieri di Brabante, che necessita di ricercatori capaci di “traslare” (qualcosa di più che semplicemente “tradurre”) i risultati delle scienze di base nel grande campo della clinica e della prevenzione.
Radioprotezione avanzata. Radionuclidi e acceleratori di elettroni fino a 10 MeV
La radioprotezione in radiologia
Manuale universitario sulla radioprotezione nel campo della radiologia.