5 gradini ancora... Edito da ilmiolibro.it – GEDI Gruppo Editoriale nel 2023 • Pagine: 172 •
Brigit aveva fatto del cinema una ragione di vita: lo amava, lo ricercava, lo studiava… Si adoperava fino allo stremo delle forze per farne parte, ma un destino avverso la ostacolava relegandola in un tremendo baratro esistenziale. Nutrire un desiderio di ripresa confidando nella "speranza dell'improbabile…" fu un valido spiraglio per riacquistare la fiducia nel futuro…
Una volta appresa la notizia dalla viva voce del regista che la possibilità di andare a New York c’era ancora, Brigit si lasciò andare in un lungo pianto liberatorio, ma non bastò ad allentare le sue tensioni. L’uomo per invogliarla ad accettare l’incarico, disse che avrebbe provveduto lui stesso a procurarle – al più presto – la documentazione necessaria per il viaggio e a disbrigare le formalità doganali statunitensi. Pur sapendo di poter contare ancora su un paio di settimane prima che arrivasse il giorno della partenza, Brigit trascorse intere notti tra una miriade di sogni infausti e sfibranti veglie agitate. Ma quando arrivò il momento di darsi da fare concretamente per i preparativi del viaggio, si lasciò attraversare da un impetuoso stato di esaltazione, attivandosi in modo frenetico sin dalle prime luci dell’alba per non fare tardi all’appuntamento. Alle sei in punto infatti, di quel giorno speciale, il regista e il suo autista sarebbero passati a prenderla con l’auto per raggiungere velocemente Napoli, dove da qualche mese era già attivo il servizio navale di linea dall’Italia verso gli Stati Uniti d’America.
All’orario stabilito, Brigit in compagnia di Anna, attese con ansia giù al portone. E quando l’auto del regista arrivò, scoppiò in lacrime stringendo forte a sé l’amica che continuava a rincuorarla premurosamente.
Dal porto di Napoli – mai così affollato – sembrava che tutti volessero partire quella mattina: un ammasso di gente carico di valigie avanzava lentamente lungo un percorso transennato che conduceva a tutte le passerelle per gli imbarchi. Brigit e il regista americano non aspettarono molto, furono per buona sorte tra i primi passeggeri a salire a bordo di una lussuosa nave che da lì a breve avrebbe mollato gli ormeggi.
Due grandi rimorchiatori si aggiravano nella baia scaldando fragorosamente i loro potenti motori, predisponendosi per le manovre di traino dell’imponente transatlantico verso il mare aperto.
Quella nave era immensa. Brigit poco prima aveva avuto modo di leggere il depliant pubblicitario che ne descriveva le straordinarie caratteristiche: poteva ospitare più di mille persone, disponeva di fantastici servizi di bordo distribuiti su undici ponti attrezzatissimi gestiti da personale altamente qualificato. Tutti i locali erano finemente arredati e dotati di aria condizionata.
A loro furono assegnate due splendide cabine in prima classe che affacciavano sul mare e che avevano ogni comfort compreso il bagno in camera. Una piacevole musica di orchestra echeggiava per tutti i corridoi, accogliendo i tanti passeggeri in un caloroso clima di serenità. Brigit fu inebriata fortemente dai suoni e dai profumi che la circondavano. Percepì una sensazione di benessere che non aveva mai provato prima: fu talmente presa da quella particolare atmosfera da sentirsi completamente rinascere a nuova vita come l’araba fenice. Un’emozione profonda aveva pervaso intensamente la sua anima elevandola a uno stato di coscienza superiore… sfociando in una sorta di risveglio spirituale che la portò ad avere una visione più ampia del mondo.
Durante il viaggio da Roma a Napoli aveva avuto modo di conoscere meglio il suo accompagnatore che con orgoglio le raccontò di essere il secondo di tre figli di genitori italiani emigrati in America. Viveva da solo in un popoloso quartiere del Queens nella casa paterna, praticamente da sempre. I suoi fratelli invece si erano trasferiti in Florida mettendo su famiglia nella città di Orlando. La madre l’aveva persa che era ancora un ragazzino. Il padre invece era morto più di recente per una grave malattia.
All’apparenza l’uomo sembrava un importante manager dallo sguardo truce, ma poi tra una parola e l’altra si era sciolto in larghi e accattivanti sorrisi, facendo sfoggio dei suoi innumerevoli viaggi già fatti “intorno al mondo…”. Si chiamava Alfredo Sorrentino e si definiva “un inguaribile esploratore…”. Aveva quarantadue anni ma ne dimostrava almeno dieci in più per un marcato atteggiamento da uomo navigato. Indossava abiti di classe ed era molto garbato nel relazionarsi. “Beveva whisky e fumava sigari costosi…” confessò a Brigit con una risatina ironica, definendoli piacevoli vizi cui non poteva rinunciare. Durante il tragitto i due discussero a lungo di cinema ovviamente, ma non si privarono di parlare anche delle loro vite.
La partenza dal porto di Napoli scatenò un’euforia generale. Al distacco del transatlantico dal molo, come da tradizione, tutti agitarono i loro fazzoletti in un tripudio festoso e commovente, rimarcato sonoramente da tre poderosi fischi di sirena della nave. Moltissime persone si erano affacciate anche con azzardo dalle sporgenze dei ponti, cercando ad ogni costo di intercettare i loro amici e parenti rimasti sulla banchina per l’ultimo saluto. Nelle prime ore di navigazione tutti i passeggeri erano molto loquaci e rumorosi, ma dopo un po’ ognuno si era rifugiato nei propri pensieri. Anche Brigit ebbe la stessa reazione. Mentre sistemava con cura le sue cose in cabina, si soffermò intensamente a riflettere: “In fondo partire per un mondo sconosciuto per lei non era poi un fatto nuovo…” pensò. “Ma questa volta si trattava di attraversare l’oceano… e di trovarsi al cospetto di orizzonti senza limiti… per giorni e giorni…” rimuginò frastornata, vagando con lo sguardo fuori dall’oblò.
Come è nata l’idea di questo libro?
Per pura coincidenza, mentre ero assorto in interessanti letture sulle ”tempeste esistenziali”. Ogni giorno la vita ci riserva una marea di sorprese, alcune belle altre meno, creando spesso altalenanti stati d’animo che provocano fastidiose ansie ma anche costruttive riflessioni. Il terribile sconforto che subentra al fallimento di un nostro importante progetto, ci costringe a convivere con un’eterna sconfitta se non decidiamo immediatamente di ricominciare a costruirlo daccapo. Nutrire un desiderio di ripresa confidando nella “speranza dell’improbabile…” può essere un valido spiraglio per riacquistare la fiducia nel futuro…
Quanto è stato difficile portarlo a termine?
Alquanto impegnativo, ma incredibilmente gratificante.
Quali sono i tuoi autori di riferimento?
Dostoevskij, Tolstoj, Kafka, Bulgakov, Mann, Hemingway, Dumas, Proust… Brown, Follett, Márquez, Zafón… ma anche tantissimi autori italiani di diverse epoche.
Dove vivi e dove hai vissuto in passato?
Vivo a Napoli.
Dal punto di vista letterario, quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Leggere, leggere, leggere… molti libri, e quando ne sento l’esigenza scriverne uno.
Giacomo Fogliano, noto sul web anche come ziogiafo, appassionato cultore del grande schermo, è autore di romanzi che esprimono in maniera delicata, ma profonda, la passione per tutto ciò che è arte e che spesso fa da sfondo ai suoi racconti. Questa sua ultima pubblicazione dal titolo “5 gradini ancora…” denota un’intimità di fondo che esorta il lettore ad attraversare con determinazione e fiducia i vari ostacoli che si incontrano nel percorso della vita. La trama è coinvolgente e la protagonista Brigit, con il suo vissuto, ci porta a riflettere sulle nostre fragilità e punti di forza; interessanti anche le… Leggi il resto »
5 gradini ancora… di Giacomo Fogliano Un racconto avvincente… Un tour de force sul tempo che passa inesorabilmente, il naufragare dei sogni e l’inarrestabile realtà che puntualmente disillude ogni buona aspettativa. Ma la “speranza dell’improbabile…” sarà il giusto antidoto per guarire le profonde ferite della giovane protagonista del libro. Brigit Brennan aveva fatto del cinema una ragione di vita: lo amava, lo ricercava, lo studiava… Si adoperava fino allo stremo delle forze per farne parte, ma un destino avverso la ostacolava relegandola in un tremendo baratro esistenziale. Nutrire un desiderio di ripresa confidando nella “speranza dell’improbabile” fu un valido spiraglio… Leggi il resto »