Abito lungo elegante Edito da Porto Seguro Editore nel 2021 • Pagine: 150 •
Fin da quando è piccola Aurora crede nelle favole: quelle in cui il principe salva la principessa, i due si innamorano e vivono per sempre felici e contenti. Ora, a venticinque anni, aspetta ancora che l’amore bussi alla sua porta e dia una svolta alla sua vita, salvandola dalle sue insoddisfazioni e dai suoi fallimenti. Per questo decide di comprare un abito lungo elegante, il più bello che abbia mai visto: è convinta che indossandolo potrà diventare chiunque voglia, e forse potrà finalmente anche avere un’occasione per vivere la sua favola. Presto conoscerà infatti il giovane, gentile e bellissimo Marco… che sia lui l’uomo perfetto, il principe che da sempre sta aspettando? O forse non è questo che desidera davvero? Proprio quell'abito lungo elegante le permetterà di capire la vera essenza della felicità: alle prese con i suoi sogni di bambina e la sua realtà di adulta, Aurora si scoprirà più forte delle sue fragilità e paure e scoprirà che la forza e il coraggio dentro di lei possono darle la felicità che nessun principe azzurro potrà mai darle.
Erano passati quattro giorni e io non avevo mai smesso di pensare a lui. Marco era bellissimo, il suo carisma e le sue buone maniere mi erano rimaste impresse in mente, il suo sguardo penetrante mi guardava ancora mentre facevo il caffè, mentre decidevo cosa mettere allo specchio… Dovevo fare in modo di rivederlo e non ci sarei riuscita frequentando solo i miei soliti posti. Lui non era certo il tipo che il giovedì mattina va al mercato della verdura. No, lui era il tipo che ogni sabato sera assisteva allo spettacolo teatrale di turno vestito in modo elegante e distinto, discuteva brillantemente con i suoi vicini della regia e della trama, poi con la sua bella macchina raggiungeva una delle tante feste a cui era invitato e passava lì la notte. Quanto avrei voluto essere al suo fianco in tutto questo. Un modo però c’era: sarei andata sabato a teatro, lo avrei “casualmente” incontrato, avrei detto qualcosa di molto intelligente o divertente, lui mi avrebbe chiesto il numero e di lì a qualche giorno avremmo iniziato a vederci. Saremmo stati una coppia perfetta: io così bella e allegra, lui così posato e raffinato. Tutti ci avrebbero invidiato, tutti ci avrebbero guardato e avrebbero detto “beati loro”. Lo avrei portato a casa e i miei genitori lo avrebbero adorato tanto da ricredersi sul mio conto, mi avrebbero presa da parte il giorno successivo e mi avrebbero chiesto scusa per aver sempre pensato che ero una fallita. Mi avrebbero detto che avevo scelto per me un uomo meraviglioso, che insieme avremmo fatto cose stupende, che saremmo stati felici e che loro non si sarebbero più dovuti preoccupare per me. Sarei in quel momento diventata adulta anche ai loro occhi: un’adulta che può prendere le proprie decisioni, che può conoscere un uomo, capire che è quello giusto e costruire con lui finalmente qualcosa di buono.
Forse correvo troppo, lo so. Ma non potevo fare a meno di pensare a tutto questo mentre camminavo verso la biglietteria. Mi sfiorò solo marginalmente il pensiero che sabato Marco potesse non esserci: mi sarei dovuta sorbire una noia mortale senza alcun vantaggio. Risolsi pensando che avrei finto un imprevisto e sarei corsa via. Non potevo essere così sfortunata, pensai. Quello che non avevo calcolato era che fossi talmente tanto fortunata da trovare Marco di fronte alla biglietteria: anche lui era lì per sabato.
Una prima ondata di incontrollato entusiasmo fu presto sbalzata via e sostituita dal panico: ero uscita di casa in uno stato pietoso. Avevo una vecchia tuta celeste, scarpe da ginnastica che un tempo molto lontano erano state bianche, capelli arruffati e legati frettolosamente ed ero totalmente struccata. Mi sarei voluta sotterrare, mi voltai d’istinto per andare via. Sarei corsa a casa il più velocemente possibile, mi sarei cambiata, truccata, pettinata e sarei tornata lì. Ma era impossibile, accidenti. Avrei impiegato come minimo quaranta minuti e sicuramente al mio ritorno lui non ci sarebbe più stato. Di farmi vedere in quel modo non se ne parlava nemmeno. Avrei allora semplicemente evitato di incontrarlo, mi sarei nascosta da qualche parte finché non lo avessi visto andare via e poi sarei andata in biglietteria. Ma perché? Perché non mi ero sistemata come fanno tutte le donne normali? Nemmeno mi avrebbe riconosciuta, che figuraccia avrei fatto! Avrebbe pensato che ero stata tanto patetica da cambiare il mio aspetto per una serata chic e che in realtà io ero così. Il fatto che poi questa fosse anche la verità era solo un dettaglio. Mi guardai intorno disperatamente e andai ad accovacciarmi dietro il bidone della spazzatura in fondo alla strada: lì non mi avrebbe sicuramente vista. Mi voltai perché il mio sguardo non potesse attirare la sua attenzione e restai in attesa. Passarono quelli che a me sembrarono cinquanta minuti ma che probabilmente erano solo cinque, iniziavo a rilassarmi pensando che ormai fosse andato via. A un certo punto sentii dei passi avvicinarsi a me e mentre realizzavo che quella sarebbe stata la figuraccia più grande della mia vita mi voltai lentamente. Davanti a me trovai Marco che mi guardava esterrefatto.
«Ma guarda che coincidenza! Ciao Aurora.»
«Ehm ciao… Marco, giusto? Marco, sì.»
Lui mi guardò con fare sospetto e poi con il tono più sincero possibile mi chiese: «Perché stai dietro a un bidone dell’immondizia come se ti stessi nascondendo?».
Pensa pensa pensa.
Non mi veniva in mente niente e lui continuava a fissarmi.
«Io beh, stavo aspettando una persona.»
«Qui dietro?»
«Sì… vedi, avevo visto qualcosa muoversi e ho pensato… ho pensato che fosse un uccello, magari uno di quegli uccelli rari che mi piacciono tanto.»
UCCELLI RARI CHE MI PIACCIONO TANTO? Ma come mi è venuta in mente questa?
Marco fu anche troppo gentile, abbozzò un sorriso e cambiò discorso.
«Sei qui anche tu per prendere i biglietti per Lisa?»
«Chi è Lisa? No, io sono qui per prendere il biglietto per me per sabato… per il teatro.»
Vidi nei suoi occhi una luce strana, per un momento mi sembrò derisione ma probabilmente fu solo sorpresa e capii subito perché.
«Sì, ecco, Lisa è il titolo dello spettacolo di sabato.»
«Ah. Sì, allora sì.»
Volevo sprofondare, avrei pagato tutti i netturbini della città perché almeno uno passasse in quel momento e insieme al bidone prendesse anche me. Solo che me non doveva nemmeno rimettermi giù, doveva portarmi via e anche il prima possibile. Mi guardai velocemente intorno, non sia mai che qualche volta i miei immaginari desideri si avverassero. Niente. Dovevo restare lì e resistere.
Vedevo che lui stava cercando un modo per superare quel momento di imbarazzo e lo apprezzai molto, anche se non ci riuscì. Alla fine io dissi che dovevo andare e mi voltai in tutta fretta. Lui però mi raggiunse e disse: «Ti va di andare insieme sabato? Magari dopo mangiamo qualcosa insieme».
Non potevo crederci: dopo la figura che avevo fatto, dopo che mi ero palesemente inventata di essere appassionata di uccelli rari, mi stava chiedendo di uscire? L’uomo perfetto – il mio Darcy – aveva consapevolmente scelto di ignorare la mia stranezza e voleva uscire con me? Proprio con me?
«Certo», sussurrai.
Mentre continuavo a sorridere come una beota lo vidi tornare verso il bidone per poi avvicinarsi a una macchina parcheggiata esattamente accanto. Salì, mise in moto e andò via. Avevo scelto proprio il bidone accanto alla sua macchina parcheggiata? Alcuni l’avrebbero chiamata sfortuna, io lo chiamai destino.
Come è nata l’idea di questo libro?
Credo che l’abito lungo elegante sia uno dei tanti simboli delle favole che ci venivano raccontate quando eravamo bambine. Una ragazza semplice e ordinaria vestiva i panni di una principessa per una sera, conosceva il suo principe azzurro e da quel momento la sua vita cambiava per sempre. Per lei finalmente arrivavano amore e felicità. Ho immaginato che proprio un abito lungo elegante potesse essere l’occasione per una giovane donna, in bilico tra i sogni di bambina e la realtà di adulta, di vivere la favola dei suoi sogni: una storia d’amore romantica e travolgente, che cambiasse per sempre la sua vita. Lo stesso abito però alla fine permette a questa giovane donna di capire la differenza tra realtà e illusione, tra amore e felicità, insegnandole che il coraggio e la forza per vivere la vita dei suoi sogni sono proprio dentro di lei e in nient’altro.
Quanto è stato difficile portarlo a termine?
Ho iniziato a scrivere questo libro mentre lavoravo alla tesi di laurea magistrale. All’inizio quindi è stato un lavoro saltuario e complesso, ma dopo la laurea mi sono potuta dedicare in tutto e per tutto alla scrittura ed è stato allora che ho capito quanto fosse grande la mia passione. Mi sono proprio divertita a scrivere: mi ha stimolata, liberata ed emozionata.
Quali sono i tuoi autori di riferimento?
Sono molti gli autori e i libri importanti per me: Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen, Il grande Gatsby e Tenera è la notte di Francis Scott Fiztgerald, Anna Karenina di Lev Tolstoj. Più di tutti però porto nel cuore la saga di Harry Potter: ciò che mi ha trasmesso e insegnato negli anni mi ha aiutata a crescere come lettrice, come scrittrice e soprattutto come persona.
Dove vivi e dove hai vissuto in passato?
Vivo a Pistoia, dove sono nata e cresciuta.
Dal punto di vista letterario, quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Attualmente sto lavorando a un nuovo romanzo e allo stesso tempo mi occupo di Editing e Correzione di bozze per altri autori. Sto scrivendo molto in questo momento e spero di poterlo fare per tutta la vita.