Occhi grandi color di foglia: storia di un punter Edito da Amazon Kindle nel 2023 • Pagine: 71 •
Questa è la storia di uno di noi.
Di un uomo comune, deluso dalle donne e dall'amore, cqhe si rivolge alle prostitute per compare un poco di amore ed anche di affetto.
E qui si vuole sfatare il luogo comune sulle prostitute, siano esse "da strada" o escort di lusso: non sono sporche, cattive, truffaldine, immorali; sono donne, ve ne sono di buone e di cattive, ma la maggior parte professa il mestiere più antico del Mondo con passione, e non cerca solo di spennare il cliente, ma è contenta di averlo soddisfatto.
E si vorrebbe pure cambiare il modo dispregiativo con cui i "benpensanti" etichettano "quelli che vanno a puttane": sono uomini normali, uomini che non hanno o non hanno avuto il grande amore nella loro vita; e non fanno del male a nessuno.
Un lungo percorso di vita e di evoluzione sessuale.
E la trovai.
Prima di giudicarmi devo raccontarvi tutta la storia; se sarete tra i miei 25 lettori (parafrasando il grande Alessandro Manzoni ne “I Promessi Sposi”) che avrete la pazienza di arrivare alla fine, capirete perché un uomo diventa un frequentatore di prostitute e, soprattutto, capirete cosa sono realmente le prostitute: tutti sono capaci di sentenziare, giudicare, condannare, tutti sono sempre pronti con il solito discorso sulle malattie, sullo sfruttamento, sui papponi, sulle violenze, sulle minorenni, sulla tristezza e sullo squallore di dover pagare per fare sesso.
Le puttane
Io stesso sono cresciuto con questa visione, considerando “quelle li” come intoccabili, malvagie, infette; da ragazzi uno dei passatempi più squallidi, parlo degli anni 80, era il cosiddetto “puttan tour”, ovvero una cosa per soli maschi ovviamente, in cui una sera in cui non si sapeva cosa fare, magari dopo la solita birretta al pub, si andava in 4 o 5 in macchina, tipicamente la Panda che ci si poteva permettere al tempo, si andava dicevo a scorrazzare avanti e indietro lungo una di quelle strade in cui stazionavano le prostitute, di solito col focherello acceso, senza mai fare altro che sghignazzare, urlare battutacce dal finestrino, commentare le ragazze, in realtà con l’inconfessabile desiderio di fermarsi ed andare con una di loro, ma nella pratica privi di qualunque coraggio di fare una cosa così audace, la paura immotivata delle conseguenze, probabilmente la paura di fare una figuraccia….anche perché ai tempi nessuno di noi l’aveva ancora fatto.
La fantasia di “cominciare”, ovvero perdere la verginità in questo modo era considerato balordo dalla opinione comune, anche se tutti noi siamo stati tentati; forse per la convinzione che “dopo” avremmo guadagnato sicurezza e avremmo avuto molta più sicurezza con le ragazze; in fondo in passato, e parlo già dei tempi dei nostri nonni, era normale per i ragazzi essere iniziati in questo modo, quasi un obbligo dato che un uomo doveva sposarsi abbastanza presto, con una ragazza giovane e soprattutto vergine, e si doveva “conoscere il mestiere”, perché non era ammissibile un uomo che non sapesse soddisfare una donna (soddisfare secondo l’accezione del tempo, che ovviamente non voleva dire farle avere un orgasmo ogni giorno), ed essendo tutte le ragazze vergini, l’unico modo di fare pratica erano appunto le “professioniste”, di solito in un bordello, sicuro, pulito, legale.
Oggi non è più così, e gli uomini, almeno la maggior parte di essi, sono in effetti insicuri, complessati dalla “violenza” femminile, quel tipo di violenza che viene imposta dagli stessi mass media alle ragazze, già dalle scuole medie; quel tipo di atteggiamento che le convince di possedere il Montepremi del Superenalotto fra le gambe, di avere tutti i diritti di esibire la propria sensualità, per non dire i propri genitali, ovunque; in pratica un atteggiamento che afferma “guardare e non toccare” “Dio me l’ha data e guai a chi me la tocca” , atteggiamento che però è pronto a difendersi dietro le armi di un poliziotto, di un giudice, della stampa esaltata, nel momento che un semplice complimento viene considerato una violenza sessuale. Specie se la ragazza è minorenne; anche se in realtà la Legge Italiana considera Età Legale i 14 anni, raggiunti i quali non sussiste il reato di violenza, se consenziente.
Comunque, prima che vomitiate commenti e sentenze, NON sto tirando fuori scuse, giustificazioni per il comportamento degli uomini che si accompagnano alle prostitute. Sto solo analizzando l’evoluzione del comportamento dei maschi, che anche se non lo ammetteranno mai, si sentono frustrati. Tranne, tranne alcuni, quelli che sono considerati “strafighi” o “cool” , ovviamente secondo il giudizio insindacabile delle ragazze, e che con quella etichetta addosso hanno a disposizione tutte le ragazze che vogliono, ragazze che litigano fra loro per averli; e la cosa oggettivamente più grave è che questi ragazzi sono sempre quelli strafottenti, violenti, maleducati, nullafacenti e così via. La prova è alla luce del Sole, basta solo guardare gli ambienti del gossip, per vedere chi scelgono le grandi influencer, le modelle, le starlettes. Chi non fa in tempo a inserirsi nel ruolo, che non impara alla svelta come “sembrare” figo, resta con l’etichetta di sfigato a vita, e non avrà speranza, anche se è studioso, educato, gentile, posato, in breve l’uomo ideale che ogni ragazza dovrebbe volere. Come era una volta. Ora no, ora le donne sono femministe, non hanno bisogno dell’uomo, hanno voglia dell’uomo, come un giocattolo. I ruoli si sono invertiti.
Ma quindi, ripartiamo dall’inizio: come sono arrivato al quel portone d’Hotel in quella sera, in quel tramonto inondato di luce rosata, di un giorno di inverno a Roma ?
La storia della mia vita che, per quanto interessa questo libro, è evidentemente la storia sessuale, è in effetti abbastanza particolare e, credo, interessante.