Lo strano caso del Professor Joe Fox Edito da Cesare Bartoccioni (Youcanprint) nel 2019 • Pagine: 120 •
Liverpool. Maggio 1970. L’occupazione dell’Università da parte degli studenti è ormai terminata, e un esperto bibliotecario è chiamato a rimettere ordine tra tomi e carteggi. Ciò che scoprirà, però, lo precipiterà in un viaggio cupo e tenebroso nel fondo più oscuro della nera natura umana. Le canzoni dei Beatles e le grandi speranze riflesse nei nuovi esperimenti di design fanno da contrappunto a una situazione sociale sull’orlo del baratro, tra la disoccupazione dilagante e la perdita d’identità di un’intera generazione. E, su tutto, la lunga ombra di uno strano professore aleggia inafferrabile e minacciosa, fino alla rivelazione finale.
Come è nata l’idea di questo libro?
Joe Fox è nato osservando un certo modo di porsi da parte di persone reali, poi i personaggi e la storia, come sempre, si sono sviluppati man mano in base alla loro caratterizzazione.
Quanto è stato difficile portarlo a termine?
La difficoltà maggiore, ambientando l’opera in un momento e in un luogo preciso (maggio 1970, Liverpool) è stata quella della ricerca documentale, tanto che a un certo punto mi ero bloccato perché non riuscivo più a trovare riferimenti. Poi mi sono imbattuto per caso nell’archivio storico del giornale The Guardian, e lì ho trovato ciò che mi mancava del periodo.
Quali sono i tuoi autori di riferimento?
I miei autori di riferimento, in genere, sono Frank Herbert, Paul Auster, Ray Bradbury, Miguel de Unamuno, e i classici Shakespeare e Cervantes. Per questo romanzo “gotico” devo molto a Ann Radcliffe.
Dove vivi e dove hai vissuto in passato?
Vivo in provincia di Rimini, ma sono marchigiano di origine, della provincia di Pesaro. Ho vissuto anche in Lombardia e, all’estero, in Finlandia.