In questo articolo vi presentiamo una selezione dei migliori libri su Giordano Bruno, volumi che raccontano il pensiero, gli studi, la vita e la condanna del pensatore e frate italiano originario di Nola, che ha scritto pagine rimaste nella storia della letteratura ermetica.
Nel 2023 abbiamo deciso di rivedere a fondo l’articolo e abbiamo aggiunto una selezione dei migliori volumi sull’opera dello stesso Giordano Bruno, che trovate in fondo all’articolo. In particolare troviamo in commercio delle straordinarie edizioni targate Adelphi, si tratta di volumi costosi ma completissimi, anche oltre le 1500 pagine, e pubblicate con grandissima cura. Rappresentano lo strumento perfetto per chi volesse studiare a fondo le opere originali di Giordano Bruno.
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Giordano Bruno e la tradizione ermetica
Cominciamo con questo famoso studio di Frances A. Yates pubblicato in Italia da Laterza, che presenta una disamina completa (il volume conta più di 500 pagine) e acuta dell’opera del filosofo italiano, contestualizzandola con sapienza non solo entro i tempi e i luoghi della sua vita, ma entro la grande tradizione ermetica mondiale. Sono presenti svariati approfondimenti, tra cui naturalmente anche analisi dell’umanesimo del Rinascimento italiano. La scrittura è precisa e rigorosa: è senza dubbio un’opera che ci sentiamo di consigliare a tutti coloro che vogliono comprendere più a fondo la figura e il pensiero di Giordano Bruno.
Il sapiente furore. Vita di Giordano Bruno
Questa grandissima biografia di Michele Ciliberto ottimamente presentata da Adelphi, lunga oltre ottocento pagine, è diventata rapidamente un vero punto di riferimento negli studi sulla figura del pensatore italiano. Completa, molto ben documentata e al contempo dotata di grande profondità e acume d’analisi, è un’opera di rilievo e piuttosto impegnativa, a cui è difficile trovare pari, soprattutto se si è interessati alla biografia di Bruno e ai suoi legami con il pensiero da lui formulato.
Giordano Bruno
Questo valido volume dello studioso Michele Ciliberto può essere visto come una soluzione più agile e sintetica rispetto a quella esposta in precedenza. Si tratta più precisamente di una presentazione dei nodi teorici fondamentali del pensiero di Bruno, secondo un’interpretazione mai unilaterale: Giordano Bruno non è né il “martire del libero pensiero” né il “mago ermetico”, ma una personalità ben più complessa e affascinante.
L’arte della memoria di Giordano Bruno
Un volume che si concentra sulle mnemotecniche di Bruno, grande pensatore della memoria, pubblicato da Anima Edizioni nel 2005 e firmato da Gianni Golfera, con il trattato De umbris idearum rivisto da Fabio Ferrucci e presentato con dovizia di note, esempi e spiegazioni.
Giordano Bruno
Nell’anno santo 1600 Giordano Bruno, filosofo di fama europea, venne arso come eretico a Roma in Campo de’ Fiori. Dopo un periodo di oblio, l’800 vede in lui il martire dell’oscurantismo religioso, simbolo della libertà di pensiero e della tolleranza. Il libro ripercorre a ritroso la vicenda di Giordano Bruno, dalla combattuta inaugurazione del monumento in Campo de’ Fiori nel 1889 fino al processo e al rogo, restituendoci un personaggio enigmatico, capace di grandezze e miserie, di utopie politiche e di condotte spregiudicate, dedito alle arti magiche e insieme precursore del pensiero filosofico moderno.
Opere di Giordano Bruno (edizioni Adelphi)
Qui i lettori possono trovare altri libri scritti dallo stesso Giordano Bruno, alcuni pubblicati in Italia in edizioni davvero sontuose.
Da dove proveniva Giordano Bruno?
Non esistono molti documenti sulla gioventù di Giordano Bruno. È lo stesso filosofo, negli interrogatori cui fu sottoposto durante il processo che segnò gli ultimi anni della sua vita, a dare le informazioni sui suoi primi anni. «Io ho nome Giordano della famiglia di Bruni, della città de Nola vicina a Napoli dodeci miglia, nato ed allevato in quella città», e più precisamente nella contrada di San Giovanni del Cesco, ai piedi del monte Cicala, forse unico figlio del militare, l’alfiere Giovanni, e di Fraulissa Savolina, nell’anno 1548 – «per quanto ho inteso dalli miei». Il Mezzogiorno era allora parte del Regno di Napoli, compreso nella monarchia spagnola: il bambino fu battezzato col nome di Filippo, in onore dell’erede al trono di Spagna Filippo II.
La sua casa – che non esiste più – era modesta, ma nel suo De immenso egli ricorda con commossa simpatia l’ambiente che la circondava, l’«amenissimo monte Cicala», le rovine del castello del XII secolo, gli ulivi – forse in parte gli stessi di oggi – e di fronte, il Vesuvio, che egli, pensando che oltre quella montagna non vi fosse più nulla nel mondo, esplorò ragazzetto: ne trarrà l’insegnamento di non basarsi «esclusivamente sul giudizio dei sensi»,[8] come faceva, a suo dire, il grande Aristotele, imparando soprattutto che, al di là di ogni apparente limite, vi è sempre qualche cosa d’altro.