Sputi Edito da Edizioni Mondo Nuovo nel 2022 • Pagine: 218 •
100 racconti brevi, a volte brevissimi, di poche righe, massimo una pagina, piccoli sputi che colpiscono, vanno dritto al bersaglio, sbaragliano, confondono, a volte offendono, altre divertono, ma la risata è amara, la bocca impastata, la lingua appiccicata e serve saliva, per pulire, lavare, disinfettare, saliva sulle mani, per stringere patti, per consacrare e dissacrare. E allora mordi la lingua e sputa, nel piatto dove mangi, sputa il rospo, sputa in un occhio, sputa sangue, bava, bile per raccontare di festività soppresse, sex toys, corpi, sacramenti, emozioni, sentimenti, parenti serpenti, animali addomesticati, giochi dimenticati. SPUTI, 100 racconti da leggere prima di andare a letto, 100 storie per non chiudere occhio, e per ogni storia un bellissimo scarabocchio. SPUTI: i racconti di Paolo Dal Canto e di Federico Quiliconi le illustrazioni.
Aveva iniziato da piccolo, più o meno a cinque anni, in una mano la pala e nell’altra una busta e già si muoveva come un professionista. Studiava il terreno, il vento, l’angolatura della luce solare e poi cominciava a scavare, il progetto in testa, niente di scritto, qui una curva, qui, invece, proseguo dritto. Bastava mezz’ora, ritocchi e finiture comprese, e la sua abilità era ormai conosciuta in tutto il paese. A volte si creavano interi gruppi di pensionati, estasiati, incantati, e mai nessuno che avesse mosso un’obbiezione, e per alcuni questa era una frustrazione. Finito il lavoro restava cinque minuti a contemplare poi, aperta la busta, si preparava a giocare. Cinque biglie, quelle con l’immagine di un ciclista, le sistemava all’inizio della pista. Pronti, partenza, via! E tanto era bravo a creare un circuito, quanto lo era nei tiri, niente di fortuito. Curve a parabola, larghe e strette, lunghi rettilinei e cunette. Poi un giorno, scavando, incappò in qualcosa di strano, pareva una mano, piccolina, era la mano di una bambina, la pelle scura, ebbe un po’ di paura, non si muoveva, il volto affondato nella sabbia, rimase per un po’ a guardarla, poi riprese a scavare, le scavò intorno, e ne disegnò il contorno. Quando ebbe terminato si rese conto che quella era la pista più bella che avesse mai disegnato.
Come è nata l’idea di questo libro?
L’idea della raccolta “SPUTI” è nata quasi per caso: una sfida lanciata su Instagram da parte di una casa editrice che invitava a scrivere un racconto di sei parole rifacendosi a una provocazione simile che un bel po’ di anni fa era stata fatta a Hemingway. Mi piacciono le sfide, e così ho partecipato e ho scritto il racconto dal titolo “D.A.D.”, sei parole: “Schermi accesi, insegnava a bambini spenti.” Il racconto è piaciuto molto, e così ho pensato che sarebbe stato bello scrivere altri racconti con la stessa caratteristica, la brevità, certo non di sei parole, ma massimo una pagina. Da lì l’idea di cento racconti. Ho chiesto poi a un illustratore, Federico Quiliconi, se gli interessava realizzare dei disegni per alcuni dei racconti e lui ha risposto positivamente. Glieli ho mandati tutti e 100 con il compito di scegliere quelli che più lo ispiravano… e alla fine mi sono ritrovato con 100 splendide illustrazioni.
Quanto è stato difficile portarlo a termine?
La realizzazione non è stata semplice, 100 racconti sono tanti, e il fatto di dover restare nel limite di massimo una pagina non ha semplificato le cose, ho così deciso di trovare dei temi su cui concentrarmi per poi farli diventare le sezioni in cui, poi, è stato suddiviso il libro. In questo modo ho ridotto il campo dei soggetti su cui lavorare per la scrittura. Altro lavoro per niente semplice è stato quello di gestire la quantità di proposte, una più bella dell’altra, che mi arrivavano da Federico, l’illustratore. Raccolto tutto il materiale c’è stato poi il problema di trovare la giusta formattazione e impaginazione e in questo devo essere infinitamente grato alla casa editrice Mondo Nuovo che si è resa disponibile e mi ha accompagnato passo passo.
Quali sono i tuoi autori di riferimento?
Ho tre autori che adoro: Aimee Bender, Jonathan Lethem e Christopher Moore. I primi due sono autori di racconti e romanzi, il terzo solo romanzi. Tutti hanno caratteristiche che io cerco spesso nella letteratura: ironia, surrealismo e spesso distopia. Diciamo che un po’ mi ispiro a loro, mi fanno in un certo qual modo sentire accompagnato, a volte quasi incoraggiato a non porre limiti alla fantasia e all’irriverenza.
Dove vivi e dove hai vissuto in passato?
Nato e cresciuto a Bergamo, dove vivo tuttora, ma origini davvero miste: mio padre toscano, mia madre veneta e nonno da parte di mia madre pugliese, e queste diverse realtà le ho respirate a pieni polmoni sin dall’infanzia.
Dal punto di vista letterario, quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Il mio editore ancora non lo sa, o almeno, lo viene a sapere adesso: ho appena finito di scrivere un romanzo in cui credo molto e che non vedo l’ora di porre alla loro attenzione. Avevo già fatto dei tentativi in passato, ma il passaggio dai racconti al romanzo non è per niente facile, ma forse questa volta ce l’ho fatta. Mi piacerebbe poi scrivere una raccolta di racconti che prendano spunto dall’attualità di tutti i giorni, alcuni li ho già scritti, i temi i più disparati: il fine vita, la violenza di genere e i femminicidi, la guerra, tutta le questioni legate al campo lgbt e tanti altri. Io intanto continuo a scrivere poi vedremo.








